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seu riu fotovoltaico detrazioniIncentivi fotovoltaico, quale futuro per aziende e famiglie ora che si è esaurito il contatore GSE? L'Autorità per l'Energia (Aeeg) parla di "sistemi di distribuzione chiusi" e "Sistemi di produzione e consumo", gli addetti parlano di "Seu" e "Riu". Dietro queste definizioni e sigle c'è lo stesso grande dubbio: il Quinto Conto Energia è finito, cosa succederà ora?

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a feroci polemiche sul peso degli incentivi al fotovoltaico sulle bollette degli italiani, adesso è iniziato il "lato B" della battaglia contro le rinnovabili, che anche senza incentivi vengono ritenute dai detrattori troppo costose a causa degli oneri di sbilanciamento.

Cioè dei costi che Terna deve sostenere per mantenere in equilibrio la rete elettrica a causa della difficoltà di prevedere se, quando e quanto produrranno le rinnovabili. Chi deve pagare questi costi? Ecco la domanda, la cui risposta segnerà il futuro del fotovoltaico senza incentivi.

Secondo l'Aeeg, infatti, i titolari di impianti da fonti rinnovabili dovrebbero pagare oneri per tutta l'energia prodotta, anche quella non immessa nella rete a causa dell'autoconsumo. Se produci 1 kW ma lo consumi tutto non stai destabilizzando la rete (è come se quel kW non l'avessi né prodotto né consumato) ma devi pagare lo stesso.

Se questa impostazione dovesse essere accettata dal Governo e trasformata in decreto con la fine del Quinto Conto Energia finirebbe, assai probabilmente, anche il fotovoltaico stesso. Perché Seu e Riu diventerebbero molto più costosi.

I Seu altro non sono che i Sistemi Efficienti di Utenza: un produttore e un consumatore di energia si mettono insieme e fanno simbiosi, con il secondo che si impegna a comprare tutta l'energia rinnovabile prodotta dal primo. Produttore e consumatore devono essere nello stesso sito e il consumatore deve essere solo uno.

I Riu sono le Reti Efficienti di Utenza: discorso molto simile ai Seu, ma i consumatori possono essere più di uno e la rete di produzione-consumo deve essere limitata a tre Comuni adiacenti (o tre Province adiacenti, nel caso la produzione sia da fonti rinnovabili).

Entrambe le soluzioni sono ottime per le aziende e permettono di programmare con una grande stabilità i costi dell'energia elettrica togliendo alle imprese una delle incognite economiche più pesanti negli ultimi anni.

Ma questa prevedibilità verrebbe meno se l'Aeeg dovesse decidere di far pagare gli oneri anche a Seu e Riu: tali oneri potrebbero essere aumentati di anno in anno, rendendo di fatto imprevedibile (oltre che più alto) il costo dell'energia. A questo punto converrebbe attaccarsi alla rete nazionale e comprare l'energia, come si è sempre fatto.

Se per le aziende i dubbi sono tanti e pesanti, per le famiglie non va molto meglio: le detrazioni fiscali del 50% per il fotovoltaico sono appena state prorogate dal Governo Letta, ma non sono ancora strutturali. E bisogna anche essere onesti: convengono solo se si ha un reddito alto.

Se spendo 10 mila euro in un impianto fotovoltaico per il tetto di casa ne potrò pagare 5.000 in meno di Irpef, spalmando la detrazione in dieci anni. Quindi andrei a pagare 500 euro di Irpef in meno per un decennio pagando alla fine l'impianto la metà.

Ma solo se pago più di 500 euro di Irpef l'anno, altrimenti cambia tutto. Considerate poi, che tra le detrazioni Irpef ci finisce di tutto, anche il conto del dentista. Se un anno un padre di famiglia deve fare l'apparecchietto per i denti al figlio molto probabilmente "salta un turno" di detrazioni.

È veramente questo il modo in cui l'Italia vuole proseguire sulla strada delle rinnovabili?

Peppe Croce

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