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cinesi fvIl dado è tratto. Come ci si aspettava, la Commissione europea ha deciso all'unanimità di imporre dazi provvisori sui pannelli fotovoltaici importati dalla Cina, al fine di contrastare il dumping di tali prodotti sul mercato europeo. Lo rivela in una comunicazione ufficiale appena rilasciata dal commissario Ue al commercio Karel De Gucht.

Le tariffe entreranno in vigore il 6 giugno e resteranno valide per i prossimi 6 mesi, fino alla fine, cioè, dell' indagine complessiva, che terminerà all'inizio di dicembre di quest'anno. A quel punto, l'Unione Europea dovrà decidere se trasformare i dazi provvisori in definitivi per un massimo di 5 anni. E anche se stupisce che si sia raggiunto un accordo trasversale tra tutti gli Stati, nonostante le calorose opposizioni, ad esempio, della Germania, le misure provvisorie, che hanno lo scopo di ripristinare la parità di condizioni e la concorrenza leale, aprono, in realtà, a un accordo futuro, proprio come richiesto da aziende e associazioni del settore.

CI SARANNO DUE FASI. A partire dal 6 giugno, verrà applicata una tariffa del 11,8% su tutte le importazioni di pannelli solari cinesi. Due mesi più tardi, a partire dal 6 agosto, la tariffa media sarà del 47,6%: i dazi rientreranno in una forbice che va dal 37,2% al 67,9% in questa fase, in base al coinvolgimento delle aziende nel dumping e alla loro collaborazione con l'Europa. Coloro che non hanno collaborato, in pratica, affronterà tariffe più elevate.

OBIETTIVO DI NEGOZIARE. "Questa risposta sfalsata permette ai nostri mercati di adattarsi – e rappresenta anche una offerta alla parte cinese, fornendo un chiaro incentivo a negoziare. Fornisce anche un chiaro spiraglio di opportunità per i negoziati, ma la palla ora è nel campo della Cina. E 'chiaro che se la Cina non fornisce una soluzione entro agosto, allora si applicheranno le tariffe più elevate", spiega De Gucht, illustrando la decisione che segue un'indagine giuridica dettagliata occorsa negli ultimi 9 mesi.

"La nostra conclusione è stata raggiunta dopo un esame di tutti i fatti e dopo consultazioni con i molteplici attori coinvolti nella vicenda", aggiunge il Commissario, sottolineando come l'azione sia una misura di emergenza per dare ossigeno salvavita ad un settore di attività in Europa che soffre gravemente del dumping. La risposta dell'Ue, quindi, sarebbe "equilibrata, legale e giustificata nell'ambito delle norme commerciali internazionali". E progettata in modo da evitare che la situazione prenda una svolta fatale.

NON SI TRATTA DI PROTEZIONISMO. L'intenzione è quella di assicurare che le regole del commercio internazionale vengano applicate anche alle società cinesi, proprio come si applicano a quelle europee. "Con l'azione di oggi la Commissione riprende il suo ruolo di difensore indipendente dell'industria europea di fronte alle pratiche commerciali sleali dall'estero conclude De Gucht-. E permettetemi di essere molto chiaro: il mio obiettivo sincero sin dall'inizio è stato quello di ricercare una soluzione amichevole. Questo è dimostrato dalla politica della porta aperta che ho portato avanti nel corso dell'ultimo anno con i nostri partner cinesi rispetto alla loro richiesta. Mi auguro che la decisione odierna fornirà ora lo spazio per portare avanti la discussione in modo formale".

Roberta Ragni

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