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fotovoltaico 0Dazi sì, dazi no? Per l'industria italiana del fotovoltaico rappresentata da Gifi, Assosolare e Aper, "da sempre è a favore del libero mercato e delle regole che garantiscono la concorrenza leale tra i diversi Paesi produttori di tecnologie, nel pieno rispetto delle norme sul commercio internazionale", l'eventuale introduzione di misure anti-dumping, proprio ora che gli incentivi si stanno esaurendo, allontanerebbero il settore da quella grid parity che per la maggior parte degli operatori appare ormai a portata di mano.


LA VICENDA. Dall'inizio dello scorso mese i moduli fotovoltaici provenienti dalla Cina che entrano in Europa sono sottoposti a registrazione. Per molti, come ci avevano spiegato gli esperti del settore in un nostro precedente articolo, questa procedura amministrativa renderebbe sempre più reale l'introduzione di dazi compensativi preventivi, e successivamente definitivi, da parte dell'Unione Europea. La decisione di riscuotere tali dazi dagli importatori, probabilmente in maniera retroattiva, verrà presa a Giugno.

POSIZIONI CONTRASTANTI. Sull'utilità della loro introduzione le voci sono contrastanti. Da una parte, c'è chi sostiene, notoriamente ProSun e IFI, la necessità di garantire serenità ai produttori europei e italiani, dal momento che "da oltre due anni che la Cina sta attuando pratiche scorrette di dumping nel mercato del fotovoltaico", per usarare le parole di Alessandro Cremonesi, Presidente IFI. Dall'altra, invece, c'è il fronte opposto, rappresentato dall'Alleanza per l'energia solare sostenibile (AFASE), la coalizione di oltre 190 aziende del settore fotovoltaico europeo, che si batte contro i rischi del protezionismo e promuove i benefici del mercato libero per i prodotti dell'energia solare. "I dazi faranno aumentare artificialmente i prezzi dei moduli solari cinesi. A seguito di ciò, i moduli dell'UE e di altri paesi verrebbero offerte a prezzi notevolmente aumentati, portando ad un significativo indebolimento della domanda che interesserebbe l'intera catena del valore del fotovoltaico", ci aveva spiegato Giancarlo Tecchio, portavoce AFASE, in un'intervista.

COSA PREOCCUPA GIFI, ASSOSOLARE E APER. Ora, però, mentre la Cina già minaccia nemmeno troppo velatamente l'UE, anche Gifi, Assosolare e Aper esprimono le loro perplessità: "il Regolamento UE n. 182/2013 mira a tale obbiettivo ed ha l'intenzione condivisibile di proteggere la produzione europea", dicono le associazioni, ma sono i tempi e i modi di applicazione a generare eccessiva incertezza, che ha già avuto come effetto "quello di bloccare i finanziamenti di molti progetti con conseguenze molto pesanti per gli operatori. Infatti tale provvedimento ha già messo in difficoltà numerosi imprenditori, che si trovano quotidianamente a combattere contro continue modifiche normative e regolatorie, in un settore già in grossa difficoltà".

Insomma, allo stato attuale delle cose, la filiera del fotovoltaico, rappresentata da tanti anelli, dai produttori di energia agli installatori, dai fornitori di altre componenti agli studi di progettazione, è in pericolo. "Con l'incertezza attualmente introdotta, il mercato europeo del fotovoltaico potrebbe altresì subire una contrazione dell'occupazione, stimata in oltre 200 mila addetti, e una perdita del valore aggiunto lungo la catena del valore del FV e del relativo indotto nell'economia della UE", continuano le Associazioni, concludendo: "l'intenzione di proteggere la produzione europea mette in difficoltà molti imprenditori nazionali del fotovoltaico e, alla fine dell'indagine, il risultato potrà generare alla molteplicità delle aziende danni che risultano ben superiori ai benefici acquisiti da una parte minoritaria di esse". Come a dire: buona l'intenzione, ma non il metodo.

Roberta Ragni

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