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A partire da oggi, 5 marzo, tutti i moduli fotovoltaici cinesi e dei loro componenti principali che entrano nell'UE dovranno essere registrati presso le autorità doganali nazionali. Proprio come annunciato a fine Febbraio, il regolamento UE N. 182/2013 è stato inserito nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea di oggi, in seguito alle richieste dell'industria europea solare.


Con effetto immediato, gli importatori di moduli fotovoltaici, di celle solari e wafer solari dovranno specificare alla dogana se i prodotti sono stati importati dalla Cina o sono stati prodotti in Cina.

Cosa significa questo? Probabilmente che eventuali misure antidumping, con l'obbligo di dazi per i pannelli cinesi che entrano nell'Ue, sono sempre più vicine. Saranno istituite entro la fine dell'anno e potrebbero essere applicate retroattivamente, una volta che sarà ben chiaro come i produttori cinesi stiano minacciando la libera concorrenza. In soldoni, gli importatori potrebbero pagare dazi su questi prodotti registrati se eventuali misure retroattive saranno imposte.

Certo, il portavoce dell'UE John Clancy si è affrettato a dichiarare che la registrazione è una prassi puramente amministrativa e che non avrà alcuna influenza su prossime ed eventuali misure antidumping, ma la Eu ProSun, guidata da SolarWorld, all'origine delle denunce sulle pratiche sleali in Europa, già esulta. Le indagini in corso a Bruxelles, partite dal settembre 2012, porteranno a una decisione preliminare sulle misure antidumping entro i primi di giugno. E se le tariffe saranno imposte potranno avere un effetto retroattivo di 90 giorni, quindi proprio a partire da marzo 2013, fa notare Eu ProSun.

"Il dumping è il problema fondamentale del mercato europeo solare. Le quotidiane violazioni del diritto del commercio internazionale da parte della Cina distruggono migliaia di posti di lavoro in Europa. Tollerare questa situazione permetterà alla Cina di creare un monopolio nel settore dell'energia solare, con un conseguente effetto disastroso sull'industria europea solare, che riguarderà fornitori, produttori di apparecchiature e migliaia di installatori. Questo perché un regime di monopolio porterà a un innalzamento, e non a un abbassamento, dei prezzi", ha commentato alla notizia di oggi il presidente Milan Nitzschke.

Secondo Innotech Solar, già si sta sviluppando la tendenza, sia da parte dei grossisti che dei progettisti, ad acquistare moduli europei, al fine di evitare eventuali tariffe retroattive. Il produttore tedesco-scandinavo afferma di aver registrato un "aumento significativo della domanda" per i suoi moduli Made in Europe. "Il mercato è in uno stato di profonda incertezza, in quanto gli importatori potrebbero dover pagare i dazi e solo coloro che acquistano moduli europei solari possono scongiurare questo rischio. I produttori cinesi, invece, hanno iniziato a scaricare l'onere sui loro clienti, stabilendo che il trasferimento di proprietà deve svolgersi in Cina. Inoltre, la minaccia di dazi antidumping sta comportando il fatto che queste aziende non sono più in grado di garantire i loro prezzi con diversi mesi di anticipo", ha dichiarato Thomas Hillig, vice presidente del Marketing di Innotech Solar.

Per l'Afase questa misura è "del tutto ingiustificata. È un passo amministrativo che renderà possibile per l'Unione europea imporre dazi retroattivamente su dei prodotti che sono essenziali per l'energia solare". Detto questo, però, aggiunge l'Afase, "la sola registrazione non significa che l'Unione europea alla fine imporrà i dazi", ma "crea tuttavia un'incertezza che sta già avendo un significativo effetto negativo sul mercato. Questo intervento sul mercato attraverso la registrazione è ingiustificato, dato che l'imposizione di dazi retroattivamente violerebbe il diritto comunitario, in cui si afferma espressamente che i dazi possono essere applicati retroattivamente soltanto qualora le importazioni siano in netta crescita, cosa chiaramente non vera. SolarWorld e coloro che desiderano chiudere il mercato UE possono trarre beneficio dall'incertezza del mercato, ma la stragrande maggioranza dell'industria europea del fotovoltaico, lungo l'intera catena del valore, si oppone a questa misura illogica".

Roberta Ragni

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