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fv pannello 450Con la conversione in legge del decreto n.91 del 24 giugno 2014 – il decreto competitività – è diventata legge anche una serie di norme generate, almeno secondo i propositi, per tagliare gli importi delle bollette delle pmi del 10%, tra cui spicca il pacchetto “spalma incentivi”, che coinvolge direttamente il fotovoltaico. Un pacchetto aspramente criticato.

FOTOVOLTAICO E SPALMA INCENTIVI – Per gli impianti di potenza nominale superiore a 200 kW ci saranno cambiamenti da gennaio 2015. In sostanza, la modifica riguarderà la tariffa incentivante e si sceglierà fra 3 possibilità:

- estendere da 20 a 24 anni il periodo di incentivazione, rimodulando il valore unitario dell'incentivo in base alla durata del periodo residuo;

- continuare a beneficiare degli incentivi per un periodo di 20 anni, ma con una riduzione in un primo periodo ed un corrispondente aumento in un secondo tempo, sulla base di percentuali fissate dal MiSE;

- continuare con incentivi erogati su base ventennale, con una riduzione in base alla percentuale fissata dal decreto, cioè passando dal 5 al 6% per gli impianti da 200 a 500 kW e dal 9 all'8% per quelli con potenza superiore ai 900 kW.

Il Gse erogherà gli incentivi con rate mensili costanti, in misura pari al 90% della producibilità media annua stimata di ogni impianto, nell’anno solare di produzione. Effettuerà il conguaglio in riferimento alla prduzione effettiva entro il 30 giugno dell’anno successivo. Per quanto riguarda gli incentivi, lo stesso Gse in automatico adotterà la soluzione a scaglioni se dall’operatore non giungeranno comunicazioni sulla scelta di una delle 3 opzioni previste.

CAMBIAMENTI IN CORSA – È chiaro come tutto questo si tramuti in un cambiamento di prospettiva per gli operatori del settore. È prevista dal decreto la possibilità di recedere da finanziamenti già negoziati, mentre le istituzioni ora dovranno portare a termine accordi particolari con gli istituti di credito per far sì che il recesso non si trasformi in un ingorgo burocratico senza fine, ma diventi una procedura semplice ed agevole per chi potrebbe subire effetti particolarmente negativi da questo ennesimo cambio delle carte in tavola.

ALTRE NOVITA’ NEL DECRETO – Ricordiamo anche che il decreto estende a 500 kW il tetto di potenza che consente l’accesso allo scambio sul posto. Nessun onere di sistema, inoltre, per l'energia generata da impianti di energie rinnovabili fino a 20 kW di potenza.

LA DIFESA DEL DECRETO – Se da un lato le critiche sono piovute, riportiamo allora la difesa portata avanti da uno dei relatori degli emendamenti passati al Senato, Massimo Mucchetti, che aveva dichiarato: “Quello delle fonti rinnovabili è forse, sul piano dei numeri e delle cifre, l'aspetto più rilevante nel decreto-legge. Negli anni scorsi l'Italia ha commesso errori molto gravi, la cui responsabilità politica va distribuita un po' sulle spalle di tutti i partiti. Voi sapete che gli incentivi alle fonti rinnovabili a vario titolo in bolletta assommano a 11 o 12 miliardi all'anno per un periodo di tempo molto lungo. Questi incentivi sono molto più alti di quelli che sono stati dati in Paesi europei paragonabili al nostro e hanno determinato un notevole flusso di investimenti industriali e finanziari”. E a chi sottolineava la questione degli investitori esteri, spiazzati da un simile decreto, Mucchetti replicava: “Verso gli investitori esteri non dobbiamo avere alcun complesso d'inferiorità, poiché sappiamo che sono venuti non a rischiare l'osso del collo ma a fare un facile affare".

Anna Tita Gallo

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