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energie rinnovabiliSpalma incentivi. Ecco come Massimo Mucchetti, uno dei relatori degli emendamenti passati al senato, nonché presidente della Commissione Industria, ha difeso il suo provvedimento che sta facendo discutere e che prevede una spalmatura su 24 o 20 anni degli incentivi al fotovoltaico.

Elaborato insieme al Presidente della Commissione Ambiente del Senato Marinello, l'emendamento approvato dal Senato ha già sollevato lamentele e perplissità sia tra gli operatori italiani che tra gli investitori esteri, pronti a dare battaglia attraverso ricorsi e pronti ad abbandonare l'Italia se investire nel fotovoltaico qui dovesse non essere più conveniente.

Ma Mucchetti, in aula, ha spiegato così le sue scelte, sostenendo: “Quello delle fonti rinnovabili è forse, sul piano dei numeri e delle cifre, l'aspetto più rilevante nel decreto-legge. Negli anni scorsi l'Italia ha commesso errori molto gravi, la cui responsabilità politica va distribuita un po' sulle spalle di tutti i partiti. Voi sapete che gli incentivi alle fonti rinnovabili a vario titolo in bolletta assommano a 11 o 12 miliardi all'anno per un periodo di tempo molto lungo. Questi incentivi sono molto più alti di quelli che sono stati dati in Paesi europei paragonabili al nostro e hanno determinato un notevole flusso di investimenti industriali e finanziari”.

Ma non solo. Secondo Mucchetti, gli investitori esteri sarebbero venuto a fare “un affare facile” in Italia. “Verso gli investitori esteri non dobbiamo avere alcun complesso d'inferiorità, poiché sappiamo che sono venuti non a rischiare l'osso del collo ma a fare un facile affare". Salvaguardare il mercato dunque. Ma se lo spalma incentivi è considerato il bastone spiega Mucchetti che il provvedimento contiene anche la carota, una sorta di cartolarizzazioneche avrà efficacia nel momento in cui anche l'Eurostat darà il suo benestare, cioè soltanto quando queste diventano norma”.

Anche Confindustria e Confagricoltura sono sul piede di guerra. È partita da Udine la protesta degli industriali, capitanati da Alessandro Papparotto, capogruppo del gruppo Energia e telecomunicazioni a Rete di Confindustria Udine: “Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare le aziende del settore e quanti hanno investito in questo tipo di risorsa su ciò che sta accadendo e le eventuali procedure attivabili, anche di profilo legale, al fine di tutelare i diritti acquisiti. Siamo di fronte a una procedura con effetto retroattivo che mina il principio fondamentale dei diritti acquisiti”.

Anche gli agricoltori avevano mostrato il loro dissenso, chiedendo addirittura al soppressione dell'art. 26 che disciplina la rimodulazione obbligatoria degli incentivi per il fotovoltaico. L’organizzazione degli imprenditori agricoli rimarca che si tratta di un problema che riguarda un numero significativo di imprese agricole.

Almeno uno dei circa 18 GW di potenza attualmente installata è relativo ad aziende agricole con impianti di potenza compresa tra i 200 kW ed 1 MW, anche perché, ai sensi della normativa vigente, fino allo scorso aprile, tali impianti erano riconducibili al reddito agrario; motivo per cui gli imprenditori agricoli, spinti dall’esigenza di diversificare i propri redditi, hanno investito in innovazione ed energia verde, utilizzando legittimamente uno strumento di incentivazione dello Stato che oggi, nonostante i contratti siglati con il Gestore dei Servizi Energetici, rischiano di veder fallire non solo l’attività energetica, ma più in generale l’ azienda,” lamenta Confragricoltura.

Una misura, perlatro che presenta aspetti di incostituzionalita', che sta lasciando scontenti tutti.

Per leggere il testo completo del decreto clicca qui

Francesca Mancuso

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