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fotovoltaico ihs americalatinaLo spalma incentivi così formulato, non può andare avanti. A chiederlo in occasione dell'Audizione al Senato davanti alle Commissioni riunite Industria e Ambiente sono stati assoRinnovabili e il Coordinamento Free, che hanno suggerito delle soluzioni alternative per modificare il decreto che penalizza il settore delle energie pulite, di cui, peraltro, avevamo già parlato largamento qui su GreenBiz.it.

In vista della conversione il legge del DL competitività n. 91/2014 il 23 agosto, il famigerato taglia bollette deve essere revisionato secondo gli addetti ai lavori. Secondo Free, l'obiettivo di riduzione delle bollette energetiche del 10% non deve gravare necessariamente sulle rinnovabili ma può trovare strade alternative, come le aste per l'assegnazione di risoluzione anticipate sugli incentivi residui per impianti fotovoltaici, o ancora i bond sulle risoluzioni anticipate. In questo caso, si otterrebbe un risparmio da 500 a 750 milioni all'anno legato alla differenza dei tassi di interesse sull'emissione dei bond e il tasso di sconto medio offerto in asta dai produttori.

Non solo fotovoltaico. Secondo il Coordinamento, estendendo tale sistema a tutte le rinnovabili elettriche, si potrebbe ottenere un taglio nella bolletta di almeno un miliardo di euro, senza contare che i produttori sarebbero “propensi ad accettare una proposta di risoluzione anticipata, perché in tal modo il rischio di futuri interventi regolatori viene completamente eliminato”. A pesare a favore della proposta anche il fatto che la partecipazione alle aste è volontaria: “Ipotizzando uno sconto medio in asta del 9%, si potrebbero coprire circa 3.500 - 5.000 MW, pari cioè al 20-25% parco FV esistente: si può stimare che per il 35 - 45% riguarderebbe gli impianti di potenza superiore a 200 kW e per quasi il 100% degli impianti sopra 1 MW”.

Anche assoRinnovabili da tempo combatte contro la norma che punta a distruggere quanto di buono è stato fatto. Tra le criticità segnalate il fatto che si tratti di un intervento “retroattivo, discriminatorio e contrario alla Costituzione e agli obblighi internazionali". Secondo l'associazione, infatti lo spalma-incentivi allontana gli investitori, creando un forte danno reputazionale al Paese, è una misura con costi immediati e grandi rischi potenziali per il Bilancio dello Stato e vedrà presto le imprese fotovoltaiche in situazioni di insolvenza.

Anche se il Ministro Guidi ha minimizzato sostenendo che il decreto interessa solo 8mila aziende su 200mila, cioè' il 4% e che questo 4% riceve il 60% dei contributi, Agostino Re Rebaudengo, presidente di assoRinnovabili, ha replicato: “Vorrei ricordare al Ministro Guidi che quel 4% ha si ricevuto il 60% dei contributi, ma questo perché ha effettuato il 70% degli investimenti. I contributi ricevuti sono stati necessari per pagare interessi, restituire i capitali ricevuti alle banche, pagare stipendi e non da ultimo remunerare i capitali a rischio di impresa, senza i quali non esisterebbero né imprese, né tanto meno i 70mila posti di lavoro del settore”.

Non sono dello stesso avviso Italia Nostra e gli Amici della Terra che hanno preso parte all'audizione presso le Commissioni 10^ e 13^ del Senato presentando un documento congiunto sottoscritto anche da Lipu, Mountain Wilderness Italia, Altura, Movimento Azzurro, Comitato per la Bellezza, Comitato Nazionale del Paesaggio e Associazione Italiana per la Wilderness.

Il provvedimento – precisa Marco Parini, Presidente di Italia Nostra - era atteso da almeno un paio d’anni ma la sua emanazione è stata sempre ritardata dalla fortissima pressione e attività di lobby, esercitata dalle Associazioni che rappresentano il suddetto esiguo 4% di investitori che, ovviamente, non intende mollare il 60% dei 6,7 miliardi annui”. Tuttavia, secondo Parini il provvedimento è insufficiente bisogna “tassare alla fonte le super rendite degli speculatori per finanziare l’efficientamento energetico ed evitare di fissare obiettivi vincolanti nel rapporto tra energia da FER e consumi per il 2030”. Gli fa eco anche Rosa Filippini, di Amici della Terra: “Il Governo per la prima volta riconosce almeno la gigantesca speculazione legata agli incentivi che è stata operata strumentalizzando l’ambiente”, che auspica un immediato stop del Ministero dello Sviluppo Economico alle nuove aste sulle FER elettriche intermittenti

Dichiarazioni non gradite all'Anev, che ha denunciato il serio rischio di collasso per il settore rinnovabili, già tediato da tagli e norme retroattive: “L’eolico, con le altre FER elettriche non fotovoltaiche, ha subito in passato un taglio del 22% sui Certificati Verdi; di questi giorni il provvedimento che con lo “spalma incentivi” metterà in ginocchio anche il settore fotovoltaico. A ciò si aggiungano gli attacchi al settore, sconcertanti nei modi e nei contenuti, di Italia Nostra e Amici della Terra, che hanno usato toni ed argomenti tali da sollevare seri dubbi sul fatto che gli interessi che si propongono di difendere siano quelli dell'ambiente”.

Secondo l'ANEV, questa posizione “evidenzia mancanza di obiettività e accanimento. Basti infatti ricordare che negli ultimi 3 anni le Rinnovabili differenti dal FV, hanno già visto la riduzione degli incentivi retroattivamente per oltre il 35% dei Certificati Verdi (22% del taglio dei Certificati Verdi dal 2011, l'imposizione dell'IMU, l'applicazione della Robin Hood Tax pari al 6,5% degli utili, gli oneri per il funzionamento del GSE 0,5 €/cent per kWh, gli oneri di sbilanciamento)”.

Anche Legambiente ha esaminato il decreto e ha fornito alcuni suggerimenti riguardo alle migliorie da apportare per ridurre del 10% le bollette delle PMI senza danneggiare altri settori. Tra queste, l'abolizione di tutte le esenzioni alle accise sui prodotti energetici e la rimodulazione, a parità di aliquota media, con una componente proporzionale al contenuto energetico e una proporzionale alle emissioni climalteranti. Infine, suggerisce Legambiente di aiutare le PMI a ridurre la spesa energetica promuovendo autoproduzione e efficienza energetica. Come? Elevando fino a 5MW la possibilità di accedere al meccanismo di scambio sul posto dell’energia elettrica per gli impianti da fonti rinnovabili e in cogenerazione ad alto rendimento, come alternativa agli incentivi.

Francesca Mancuso

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