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turbinaviadottoLe turbine eoliche del futuro potrebbero essere collocate in posti sottovalutati finora. Ad esempio in corrispondenza dei viadotti. Potrebbe così essere superato uno dei grandi ostacoli allo sviluppo dell’eolico, che rispetto al fotovoltaico non può essere collocato sui tetti delle abitazioni con la speranza di produrre grandi quantitativi di energia.

Innanzitutto serve molto vento, in più le pale devono avere dimensioni considerevoli. Senza contare il fenomeno NIMBY (NotInMyBackYard), vale a dire l’avversione delle persone, in generale, verso queste grandi infrastrutture, che in ultima istanza le porta a non volerle nei dintorni delle proprie case per via di un impatto visivo non ignorabile.

Ma un nuovo studio rivela che esiste un’altra opzione praticabile: i viadotti. Solitamente sono strutture ad altezza elevata dal suolo, ponti con archi che potrebbero contenere senza problemi le turbine, là dove queste finora magari vengono posizionate sui versanti delle colline. I ricercatori della Kingston University di Londra hanno usato come esempio per una simulazione computerizzata un viadotto delle Canarie.

Il vento soffia tra i pilastri e riesce a muovere le turbine. Funziona. In questo modo anche aree difficilmente edificabili o aree protette per il loro patrimonio naturalistico potrebbero contare su rifornimenti di energia pulita aggirando la problematica della dimensione delle installazioni e del loro impatto. Altro risultato ottenuto nel corso della ricerca: più grandi sono i rotori più energia si produce, ma nelle turbine piccole il tasso di energia per metro quadro è maggiore.

Nel caso della simulazione sul Juncal Viaduct, Gran Canaria, la combinazione di 2 turbine da 0.25 MW turbines avrebbe come output l’energia consumata da 450-500 abitazioni di quella zona ed eviterebbe 140 tonnellate di emissioni di CO2 all’anno.

In Italia sarebbe possibile? Sì, non solo sarebbe possibile ma già qualcuno ci aveva pensato, presentando un’idea analoga ad un concorso che chiedeva di elaborare una soluzione alternativa per i ponti costruiti negli anni Sessanta, spesso poi rimpiazzati da strade più brevi o tunnel.

inhabited bridgesAl Solar Park South avevano vinto gli PR+OFF con i loro “inhabited brigdes”, ponti abitati grazie ad alloggi costruiti in verticale, alimentati in maniera efficiente, in cui naturalmente anche l’eolico riesce ad inserirsi a pieno grazie alla stessa idea ora ripresa nello studio inglese.

Anna Tita Gallo

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