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biocarburanti ilucUsare i biocarburanti oggi potrebbe contribuire in modo sostanziale al raggiungimento degli obiettivi climatici al 2020 e a quelli energetici dell'Ue nel settore dei trasporti.

A rivelarlo è stato un nuovo studio dell'Università di Utrecht, riferendosi in particolare a quelli con un impatto basso o nullo dal punto di vista delle emissioni da ILUC (Indirect Land Use Change).

Lo studio dal titolo “ILUC prevention project”, finanziato dal Ministero delle Infrastrutture e dell'Ambiente olandese, ha studiato il potenziale per ridurre o prevenire i rischi connessi alla produzione di biocarburanti con cambio indiretto dell'incarico del suolo.

Lo studio ha trovato che il rischio di ILUC può essere mitigato se saranno messe in atto le giuste pratiche, in particolare quando i biocarburanti sono prodotti con le colture col risultato di aumentare i raccolti agricoli e di non incentivare la deforestazione. Una delle opzioni aggiuntive per mitigare le emissioni è quella legata alla co-produzione di biocarburanti con i prodotti per l'alimentazione animale. Nel 2013, l'UNFAO ha rivelato che l'uso di mangimi per animali co-prodotti con biocarburanti ha ridotto l'uso globale di terreno di circa 3 milioni di ettari, un'area grande quanto il Belgio.

Il cambiamento indiretto dell'incarico del suolo secondo gli scienziati può essere prevenuto con queste pratiche di coltivazione, anche quando i biocarburanti sono prodotti da colture come risultato di aumentare le rese e sulla terra attualmente sottoutilizzata.

Con queste misure di mitigazione le colture non dovranno essere trasferite e non ci sarà bisogno di convertire le aree naturali in ulteriore terreno agricolo, sostengono gli autori dello studio. Intensificando l'intero settore agricolo attraverso l'aumento di rendimento ma in chiave sostenibile e l'utilizzo di terre attualmente sottoutilizzate per la produzione extra, si potrebbero aumentare considerevolmente i livelli di produzione totale, senza la necessità di espansione verso altre aree.

I biocarburanti chiamati in causa appartengono a 3 studi di casi europei. Essi sarebbero sufficiente a soddisfare l'1,3% della domanda totale di energia (pari al 13% del totale di energia da fonti rinnovabili) per i trasporti nell'Unione europea entro il 2020.

I risultati dello studio hanno ripercussioni potenzialmente enormi per varie zone dell'Europa, in cui c'è un enorme potenziale per aumentare le rese agricole e portare terreni agricoli inattivi in produzione, soprattutto nell'Europa orientale, dove le rese per le colture, come il mais o il grano, possono essere inferiori al 50% quelli dell'Europa occidentale. Nei casi di studio dell'Europa orientale e negli scenari analizzati, lo studio ha rilevato che un aumento delle sole rese agricole potrebbe contribuire per oltre il 75% al potenziale della produzione low-ILUC di biocarburanti in questi paesi.

ePURE, l'associazione dell'etanolo rinnovabile ha accolto con favore i risultati della ricerca, credendo che siano un contributo fondamentale nel dibattito sull'ILUC. “Questi risultati sono un game-changer nel dibattito ILUC. C'è enorme potenziale in Europa per la produzione di biocarburanti sostenibili ma abbiamo bisogno di realizzare questi vantaggi - più posti di lavoro, l'efficienza delle risorse e la riduzione dei gas serra nel trasporto” ha dichiarato Robert Wright, segretario generale di ePURE.

La pubblicazione dello studio arriva in un momento cruciale in cui il Parlamento europeo dovrebbe iniziare la seconda lettura di una proposta di modifica della politica sui biocarburanti.

Francesca Mancuso

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