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solaretermo 450La procedura di VIA resta incastrata nella burocrazia, ferma i ministeri. E così, Archimede Solar Energy tenta di sbloccare il suo solare termodinamico appellandosi al premier Matteo Renzi.

Ma è solo la punta dell'iceberg: in Italia non ci sono impianti attivi, le aziende non possono mostrare la loro qualità.

IL CASO – Nella fattispecie, si tratta del progetto di una centrale solare termodinamica (55 MW) e a sali fusi che dovrebbe sorgere in Sardegna, a Flumini Mannu. Peccato che sia tuto fermo, con la Via al vaglio del ministero dell'Ambiente e di quello dei Beni Culturali.

LA LETTERA – A Renzi si chiede che sulla Via nazionale si attivi il potere sostitutivo del Consiglio dei ministri. Sostanzialmente, si chiede un’accelerazione dei tempi che porti a sbloccare la situazione. Non va assolutamente dimenticato che sono in gioco investimenti stranieri per 1 mld, che consentirebbero all’Italia di competere con i grandissimi passi avanti compiuti nel settore da parte di competitor che non hanno, nel loro Paese, a che fare con le nostre questioni burocratiche infinite.

L’ITALIA PERDE TERRENO – Già al Solarexpo, Anest (l'Associazione nazionale energia solare termodinamica) aveva delineato la questione puntando il dito contro alcune problematiche tutte italiane. Le previsioni dicono che verranno realizzati nei prossimi anni, in diverse aree del mondo, progetti innovativi, proprio mentre l’Italia è preda della burocrazia.

Il paradosso è che per primi abbiamo sviluppato la tecnologia solare termodinamica, ma oggi in Italia non esistono impianti solari termodinamici collegati alla rete e in produzione. Come mostrare agli investitori il nostro know-how?

Lo stesso ad di Archimede Solar Energy, Gianluigi Angelantoni, ai microfoni di GreenBiz aveva sottolineato come la tecnologia sia nata in Italia nei laboratori Enea grazie al professor Carlo Rubbia, ma che di fatto venga a mancare il mercato vero e proprio.

Non ci sono le centrali, che comunque dovrebbero scontrarsi con limiti quali la superficie occupata, ma che darebbero un'idea certamente più concreta delle nostre potenzialità: non risolveremmo il problema energetico italiano, ma le nostre aziende potrebbero competere con l'estero.