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termoelettrico capacity payment emendamento stabilitàLa lobby italiana del termoelettrico trova di nuovo sponda nella politica: presentato un emendamento al Ddl Stabilità per anticipare al 2014 il capacity payment per le centrali in perdita. Ma almeno non verrà pagato dalle rinnovabili.

Il futuro economico di molti operatori italiani del termoelettrico è appeso al filo della politica. La storia è sempre la stessa: le rinnovabili fanno concorrenza alle centrali elettriche tradizionali che guadagnano troppo poco per restare in piedi. Nel 2017 dovrebbe entrare in funzione il sistema del "capacity market", detto anche "capacity payment", che consiste nel pagare le centrali per l'energia che potrebbero produrre in caso di buchi nella produzione degli impianti verdi.

Ma il 2017 è troppo lontano per molti operatori che, da mesi, fanno pesante ed esplicita pressione sulla politica affinché faccia entrare subito in vigore il mercato della capacità. E la politica amica del termoelettrico risponde con un emendamento bipartisan al Ddl Stabilità a firma del senatore Antonio D'Alì (ex PDL, transitato nel Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano) e del collega del PD Giorgio Santini. Si legge nell'emendamento:

Il presente emendamento formula un indirizzo all'Autorità per l'Energia affinché integri il meccanismo transitorio vigente, senza che ciò comporti maggiori oneri per prezzi e tariffe dell'energia elettrica mé nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica

Lo scopo è quello di creare un periodo ponte tra il 2014 e il 2017, anno in cui il capacity payment entrerà comunque in vigore. Il problema è che, in un successivo subemendamento, si ipotizza che i soldi per pagare il mercato ponte della capacità possano venire anche dalle rinnovabili. Tale ipotesi ha fatto andare su tutte le furie il Coordinamento Free che, questa mattina, ha commentato seccamente: "No all'emendamento che ammazza le rinnovabili, spostando le risorse dalle rinnovabili alle termoelettriche, che si sta tentando di inserire nella legge di stabilita' in queste ore. È un'operazione intollerabile perché retroattiva e perché fatta sulla pelle di un settore già in difficoltà"

Per fortuna, però, almeno questa ipotesi è già caduta (mentre resta in piedi quella di anticipare il capacity payment al 2014): tale subemendamento sarebbe stato stralciato dal maxiemendamento che il Governo dovrebbe presentare in Parlamento, con tanto di richiesta di fiducia. Questo perché, a prescindere da rinnovabili e termoelettrico, nella seduta fiume di ieri notte la Commissione Bilancio non è riuscita a chiudere i lavori.

Di conseguenza il Ddl Stabilità approderà in aula, ma senza le modifiche già apportate con i vari emendamenti. Di solito, quando accadono fatti del genere, il Governo per correttezza istituzionale (e per non farsi bocciare in aula) presenta il disegno di legge con tutte le modifiche già approvate in Commissione. Sempre con tutti i condizionali e i congiuntivi che servono in situazioni del genere, quindi, il testo che il Governo presenterà per il voto con la fiducia comprenderà l'emendamento per il capacity payment ma non quello per spalmarne i costi anche sulle rinnovabili.

Se così effettivamente fosse l'Autorità avrebbe l'obbligo di organizzare il mercato ponte della capacità produttiva delle centrali termoelettriche entro l'anno prossimo. Cosa che rappresenterebbe ben più che un bicchiere mezzo pieno per gli operatori che producono elettricità con il carbone, il gas e l'olio combustibile.

Peppe Croce

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