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fracking shale gas banca europea ricorstruzione sviluppoEstrarre shale gas con il fracking in Europa è possibile, ma i costi, le quantità di gas presenti nel sottosuolo e gli impatti ambientali sono al momento imprevedibili. Lo dice la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo.

L'analisi della BERS, organismo internazionale che si occupa di finanziare progetti per lo sviluppo economico soprattutto dell'est Europa, si aggiunge a quella di Bloomberg relativa al solo mercato inglese. Ma i risultati sono praticamente identici: nessuno si aspetti un boom dello shale gas in stile americano anche in UE.

Secondo la BERS, infatti, ogni previsione basata su quanto accaduto negli Stati Uniti, dove lo shale gas ha trasformato il paese da importatore a esportatore netto di idrocarburi in meno di un decennio, non è valida. Per una lunga serie di motivi fisico-geologici, economici ed ecologici.

Innanzitutto il sottosuolo europeo non ha nulla a che fare con quello americano: il gas c'è, ma si trova molto più in profondità e questo aumenta di parecchio i costi di estrazione. Ma anche i rischi per l'ambiente e l'opposizione delle popolazioni locali ai progetti di sviluppo del gas di scisto.

"Ci sono alcuni significanti rischi collegati al fracking - scrive la BERS - che potrebbero essere amplificati specialmente in aree densamente popolate. I bubbi più grandi sono sull'impatto sulle risorse idriche. Il fracking richiede più acqua del gas convenzionale durante l'estrazione. Le sostanze chimiche usate nel processo di fratturazione potrebbero contaminare le falde acquifere se la testa del pozzo non è adeguatamente sigillata".

Tutti rischi ben noti agli ambientalisti, ma che vengono sistematicamente ignorati dagli economisti che vorrebbero lo sviluppo dello shale gas europeo per limitare la dipendenza dell'Europa dagli idrocarburi russi e nordafricani. Ma, spiega la BERS, non è affatto detto che sotto il suolo dell'UE ci sia abbastanza gas e che il gioco valga la candela: "Uno studio recente relativo all'Europa mostra che le importazioni di gas potrebbero restare intorno al 60% anche con lo sviluppo dello shale gas, a causa del costo di trasporto con i gasdotti che è relativamente basso rispetto ai costi della produzione dello shale gas. Di conseguenza i paesi della BERS difficilmente diventeranno indipendenti dalle importazioni di gas".

Interessante, poi, l'analisi fatta dalla BERS riguardo alle emissioni di gas serra (metano e CO2 soprattutto) relative allo shale gas. In America il gas non convenzionale ha sostituito il carbone in molte centrali elettriche, con emissioni inferiori fino al 40%. Rispetto al metano trasportato in gasdotto lo shale gas ha emissioni inferiori del 10%, ma rispetto al gas convenzionale estratto in loco le emissioni sono superiori dello stesso 10%.

La BERS, nonostante tutti questi dubbi, ritiene che lo shale gas sia da tenere in considerazione nel mix energetico dell'Europa del prossimo futuro. Ma avverte: non aspettatevi il boom europeo del fracking.

Peppe Croce

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