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germania termoelettrico contro rinnovabiliLe grandi utility del termoelettrico tedesche minacciano la fermata degli impianti: da quando c'è il boom delle rinnovabili guadagnano troppo poco e rischiano il fallimento.

Le azioni di E.ON , RWE e EnBW, le tre maggiori compagnie elettriche della Germania, hanno perso il 60% del valore negli ultimi tre anni e, insieme, hanno un debito che supera i 73 miliardi di euro. Cos'è successo a quello che un tempo era il comparto termoelettrico più grande e potente d'Europa? Semplice: soffre la concorrenza delle rinnovabili.

Lo sfogo delle utility è stato raccolto da Reuters che, in un articolo pubblicato ieri, fa i conti in tasca a queste aziende e traccia un quadro a tinte fosche per le centrali a gas, olio e carbone tedesche. Il problema è identico a quello lamentato in Italia da Assoelettrica: le rinnovabili hanno priorità sulla rete e le centrali tradizionali restano ferme a guardare mentre splende il sole o tira il vento.

La Germania sta mettendo in atto un piano da 550 miliardi di euro per trasformare il suo sistema elettrico e per abbandonare definitivamente il nucleare, ma gran parte di questo sforzo economico sta andando a sovvenzionare le rinnovabili: 22 GW verdi installati negli ultimi tre anni, più del 12% della capacità generativa elettrica totale tedesca.

Le grandi compagnie elettriche, quindi, tornano a chiedere il taglio degli incentivi in considerazione del fatto che ormai fotovoltaico ed eolico costano sempre meno ma sono ancora incentivati e hanno priorità sulla rete elettrica. Vorrebbero, insomma, giocare ad armi pari altrimenti minacciano di fermare gli impianti. Anche se, a dirla tutta, la legge non glielo permetterebbe per questioni di sicurezza della rete.

C'è anche da dire che le grandi utility posseggono appena il 7% della potenza rinnovabile installata in Germania: come in Italia, infatti, invece di tuffarsi nell'affare del futuro sono rimaste aggrappate a quello del passato nel tentativo di difendere gli investimenti già fatti negli anni scorsi. Investimenti per i quali, va detto, devono ancora restituire i soldi alle banche.

Il risultato è stato che anche gli impianti più efficienti e moderni, come la centrale a gas bavarese Irsching 5 di E.ON, nel 2012 hanno lavorato solo per il 50% delle 4.000 ore necessarie a ripagare l'investimento iniziale. E sarà così anche nel 2013 e in futuro, se non cambiano le normative.

E sono in calo anche i ricavi per MWh venduto: producendo dal carbone si guadagnano 11 euro al MWh, il 50% in meno che nei tre anni appena passati, mentre da una centrale a gas si guadagnano 16 euro al MWh.

Peppe Croce

GreenBiz.it

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