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energia_3_pacchetto_250x166La disputa tra Enel e Terna, che ha portato alla decisione finale da parte del ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, si è risolta a favore del primo contendente. Terna non potrà gestire nemmeno temporaneamente alcun impianto di produzione, ma manca un tassello fondamentale, un altro decreto che fisserà meglio le regole entro qualche mese.

Novanta giorni. È quanto dovremo aspettare perché il nuovo provvedimento venga emanato e vengano resi noti i paletti imposti alle attività della società dell’ad Flavio Cattaneo. Questi, come abbiamo riepilogato ieri, aveva partecipato insieme all’ad di Enel, Fulvio Conti, ad un incontro con lo stesso ministro Romani, un incontro burrascoso, che lunedì è andato avanti fino a tarda sera. A Romani, poi, era toccato il compito di mettere a punto un provvedimento da portare al Consiglio dei Ministri di ieri, il cui l’esito è quello che stiamo per sintetizzare.

Sarà, però, un secondo decreto a regolare la questione. Chi potrà costruire e gestire bacini idroelettrici e impianti di pompaggio? Lo sapremo tra qualche mese, tutto questo perché il decreto varato in extremis dal governo e che recepisce il terzo pacchetto energia Ue non fissa troppi limiti. O meglio, li fissa solo per Terna, che potrà costruire e gestire accumulatori a batteria (integrandoli nella rete elettrica) per ottimizzare la presenza nel sistema delle rinnovabili ma non potrà produrre energia elettrica. Inoltre, dovrà essere bandita una gara pubblica prima di affidarle la gestione di tali impianti, ma nel decreto non si dice nulla di più, ecco perché tra qualche mese ne verrà emanato un secondo per definire chi darà il via alle gare e se Terna potrà effettivamente partecipare.

Ecco le parole in merito riportate in una nota del MSE: “Recependo quanto disposto dalla direttiva 2009/72/CE, dalle competenti commissioni parlamentari e dalla Conferenza Stato-Regioni, viene confermata per Terna la possibilità di realizzare esclusivamente attività di programmazione, manutenzione e sviluppo della rete, così da garantire il rispetto dei princìpi di indipendenza, terzietà e non discriminazione dell’infrastruttura. Il Piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale – si legge ancora - sarà sottoposto alla valutazione dell’AEEG e all’approvazione del Mise. Inoltre, viene confermato il ruolo dei concessionari delle reti di trasmissione e distribuzione di pianificare lo sviluppo di sistemi di accumulo, utili per favorire lo sviluppo di fonti rinnovabili non programmabile ed ottimizzarne la produzione, e di realizzare e gestire sistemi di accumulo diffusi di energia elettrica mediante batterie. La realizzazione e la gestione degli impianti di pompaggio previsti dal medesimo Piano di Sviluppo saranno invece affidate mediante procedure di gara”.

Resta il fatto che il gestore non si può occupare di produzione e fornitura di energia elettrica per quanto riguarda gli accumuli idroelettrici, ma qualche mese fa, a dicembre, il governo aveva stipulato un accordo con la stessa Terna, concedendole di poter realizzare gli impianti in questione e, per giunta, di vendere l’energia prodotta, almeno per un periodo transitorio.

Enel non era, com’era prevedibile, molto d’accordo, ma per evitare nuovi scontri faccia a faccia è stato deciso che nessun membro del cda di Terna potrà provenire dalla società di Conti.

Il decreto appena approvato in CdM contiene poi altre misure in tema di energia. Uno dei punti chiave è un sostegno maggiore alle liberalizzazioni, che passa per un principio preciso: massimo tre settimane per effettuare il cambio di operatore richiesto dai clienti.

Toccata anche una questione simile a quella che vede coinvolte Enel e Terna, ma questa volta siamo nel mercato del trasporto del gas: Eni resterà proprietaria di Snam Rete Gas, ma sarà necessario renderla una società indipendente dal punto di vista delle funzioni e sorvegliata dall’AEEG, poi dopo 5 anni e dopo un’indagine il MSE potrà rimettere mano al modello di separazione.

Per dirla, ancora una volta, con parole ufficiali, “Viene infatti introdotto il modello comunitario noto come Independent Transmission Operator (“ITO”), che consente di mantenere l’Impresa Verticalmente Integrata quale soggetto proprietario della società che gestisce la rete, e, nel contempo, garantisce l’indipendenza, l'autonomia decisionale e la neutralità di quest'ultima attraverso uno speciale sistema di regole, di separazioni di funzioni, e sotto la stretta sorveglianza dell’Autorità di regolazione.
Decorsi 5 anni dalla data di entrata in vigore del dlgs,
sarà avviata un’indagine conoscitiva da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, in seguito alla quale il Mise procederà all’eventuale introduzione di misure aggiuntive o di diversi modelli di separazione”.

Anna Tita Gallo

 

 

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