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bandiera_ingleseL’obiettivo della politica economica del ooverno è quello di raggiungere una crescita forte, sostenibile ed equilibrata che sia più equamente condivisa in tutto il paese e tra le industrie”. Ad affermarlo è stato il cancelliere britannico George Osborne nel corso della presentazione della nuova Legge finanziaria inglese 2011. L’esecutivo inglese, ha continuato il Cancelliere, è completamente focalizzato sulla crescita economica del Paese che non può che essere in un'ottica green, ovvero caratterizzata dall’aumento della produzione e dei flussi economici in totale armonia con la natura e con l’ambiente. In questa prospettiva si inserisce anche il progetto di ampliare il ricorso alle fonti rinnovabili per aumentare la generazione energetica del Paese, ha detto Osborne.

È inoltre necessario, ha precisato ancora, fissare un prezzo minimo unitario per il carbonio che abbia come base 16 sterline per tonnellata emessa entro il 2013 e circa 30 sterline entro il 2020, scoraggiandone così la produzione e il conseguente rilascio in atmosfera. Non solo. Il Cancelliere ha anche annunciato la soppressione della tassa relativa alla bolletta energetica che era stata programmata per contribuire a sostenere tre progetti dimostrativi per la cattura e lo stoccaggio della CO2. Obiettivo dell’istituzione di un prezzo fisso del carbonio è quello di creare un ulteriore incentivo alla realizzazione di nuovi progetti '”Carbon capture e storage” senza bisogno di prelevare i fondi pesando sulle tasche dei consumatori.

Ma veniamo ai contenuti principali della Finanziaria inglese presentata ieri da Osborne. Si tratta di una manovra dalla parte delle imprese, che vedono la corporate tax ridursi quest'anno di due punti percentuale (dal 28% al 26%), per continuare la discesa fino al 2014, quando si stabilizzerà al 23%, la più bassa dei Paesi del G7 (in Italia è al 31%). Non solo. Da Londra arriva, tra l’altro, anche la decisione di rimettere mano alle norme sulle sussidiarie estere delle multinazionali britanniche: in pratica, rispetto ad un'aliquota del 23%, quella sui proventi finanziari di controllate estere sarà del 5,75%. Un progetto che verrà illustrato nel dettaglio prossimamente, ma che punta a far tornare nella City gli investitori.

Il tutto per contrastare una crisi che vede il disavanzo pubblico al di sotto, di un paio di miliardi, dei 148 miliardi programmati, una crescita che nel 2011 si fermerà all'1,7% contro il 2,1% previsto e l'inflazione che sfiorerà il 5%.

Ripartire dalle aziende è il primo passo per far tornare la Gran Bretagna ai vertici dell'economia mondiale e poter dichiarare a ragion veduta: "Che sia chiaro a tutto il mondo: in Gran Bretagna si fa business", ha concluso Osborne, senza però perdere mai di vista l’ambiente, concludiamo noi.

Eleonora Cresci

GreenBiz.it

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