Menu

autoconsumosdc

Autoconsumo e aumento della quota di energia prodotta dalle rinnovabili. L'Europa ce lo chiede ma l'Italia fa orecchie da mercante. E il nostro paese potrebbe addirittura subire una una procedura d'infrazione per il mancato rispetto degli obblighi comunitari.

Per questo, due senatori del M5S hanno presentato un'interrogazione al Senato sui Sistemi di distribuzione chiusi (Sdc) e sui Seu.

La vicenda riguarda i cosiddetti Sdc, non assimilabili ai SEU visto che si tratta di sistemi multicliente (quali i centri commerciali, gli ospedali e gli aeroporti, comprensivi di alberghi, parcheggi e negozi).

Si tratta di sistemi ammessi sia dalla normativa comunitaria che da quella nazionale di attuazione e sono strumenti che consentono l'autoconsumo da fonte rinnovabile per le varie utenze. Ad oggi, sia le leggi italiane che la normativa comunitaria vincolano all'installazione di sistemi di autoapprovvigionamento energetico, su tutti gli edifici e anzi con particolare enfasi per le infrastrutture di pubblica utilità.

Secondo quanto prevede l'art.11 del decreto legislativo n. 28 del 2011 stabilisce che i progetti di edifici di nuova costruzione ed i progetti di ristrutturazioni rilevanti degli edifici esistenti prevedono l'utilizzo di fonti rinnovabili per la copertura dei consumi di calore, di elettricità e per il raffrescamento. Inoltre, guardando al futuro, entro il 31 dicembre 2020 la nostra legge prevede che tutti gli edifici di nuova costruzione siano a energia quasi zero. Data anticipata per gli edifici pubblici che dal 31 dicembre 2018, se di nuova costruzione, dovranno azzerare il proprio fabbisogno.

Fino qui tutto chiaro. Le intenzioni ci sono. Di fatto, dicono i due senatori, l'installazione di impianti da fonte rinnovabile sugli edifici di nuova costruzione e soggetti a ristrutturazioni importanti, alla luce della normativa comunitaria, non solo è consentita, ma si configura addirittura come un obbligo.

Ma passiamo ai dati reali. C'è infatti un vuoto normativo nella legislazione italiana che riguarda i Sistemi di distribuzione chiusi:

Considerato che il documento di consultazione 644/2014/R/eel del 18 dicembre 2014 dell'AEEGSI, senza tener conto delle disposizioni sopra citate, ma considerando solamente l'articolo 9 del decreto legislativo n. 79 del 1999 , ha concluso che 'il mancato completamento del quadro normativo ed in particolare la necessità che ci sia per i sistemi di distribuzione chiusi il rilascio esplicito di una subconcessione ne impedisce la realizzabilità (salvo il caso in cui SDC sia realizzato in accordo con l'impresa distributrice locale e la successiva autorizzazione del Ministero dello sviluppo economico)”.

Secondo la ricostruzione fornita dal Ministero dello sviluppo economico con la risposta alla suddetta interrogazione, sugli edifici estesi l'installazione di impianti da fonte rinnovabile per coprire i consumi interni si configura necessariamente come SDC.

Invece secondo degli interroganti, la posizione assunta dall'Autorità di ritenere non realizzabili i sistemi di distribuzione chiusi non appare corretta perché si limita a prendere in considerazione solamente la previgente normativa dell'articolo 9 del decreto legislativo n. 79 del 1999. Inoltre, con la segnalazione n. 348 del 2014 del 17 luglio 2014 l'Autorità avrebbe chiesto indicazioni al Governo rispetto alla disciplina degli SDC che al momento non sono state ancora fornite.

Ciò potrebbe far correre un rischio all'Italia, visto che la Commissione europea potrebbe aprire una procedura d'infrazione per il mancato rispetto degli obblighi comunitari.

“Benché la posizione assunta dall'Autorità sia contenuta in un documento di consultazione, la stessa sta influenzando il comportamento degli operatori e degli attuali concessionari, bloccando qualsiasi installazione di SDC e costringendo a immettere in rete, anziché autoconsumare, l'energia prodotta sugli edifici, in spregio ad ogni principio di risparmio energetico".

Di fatto, entro il 30 settembre 2015, sulla base delle istruzioni dell'Autorità, un grande numero di operatori sarà costretto a chiedere la disconnessione dalle attuali reti private interne alimentate in autoconsumo per assumere energia direttamente dalla rete pubblica quali utenze virtuali, in quanto non è stata prevista dall'Autorità la possibilità di collegare un SEU ad un SDC.

Un quadro molto complesso e confuso, che ancora oggi frena la diffusione della generazione distribuita e dell'autoproduzione.

Francesca Mancuso

LEGGI anche:

Seu, Riu e scambio sul posto: l'Aeeg intervenga per le rinnovabili

Spalma incentivi: lettera ai Senatori per salvare fotovoltaico e autoconsumo

Autoconsumo e sistemi di accumulo nei condomini, verso rinnovabili al 100% (VIDEO)

GreenBiz.it

Network