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shalgasitaliaFracking sì, fracking no. Il Collegato Ambientale, il testo “allegato” alla legge di stabilità 2014, si scontra con questioni contabili.

Un passo indietro rispetto a quanto stabilito circa un mese fa, quando venne inserito un emendamento del Movimento5Stelle per evitare che anche l'Italia sia soggetta all'estrazione di shale gas.

La Commissione Bilancio della Camera infatti sta mettendo una serie di paletti, non troppo rasserenanti. Il primo riguarda proprio il fracking. La Commissione infatti vorrebbe stralciare il divieto della pratica del fracking, poiché potrebbero esserci degli effetti finanziari negativi generati dall'automatica decadenza dalle concessioni e dai permessi in essere.

La precedente formulazione infatti recitava: “Ai fini della tutela delle acque sotterranee dall'inquinamento e per promuovere un razionale del patrimonio idrico nazionale, tenuto anche conto del principio di precauzione per quanto attiene il rischio sismico e la prevenzione di incidenti rilevanti, nelle attività di ricerca o coltivazione di idrocarburi rilasciate dallo Stato sono vietate le tecniche di stimolazione idraulica del giacimento mediante iniezione in pressione nel sottosuolo di fluidi liquidi o gassosi, compresi eventuali additivi, finalizzata a produrre o favorire la fratturazione delle formazioni rocciose in cui sono intrappolati gli idrocarburi. I titolari di permessi di ricerca o di concessioni di coltivazione comunicano entro il 31 dicembre 2014 al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell'ambiente i dati e le informazioni relative all'utilizzo pregresso di tali tecniche per ciascun titolo, anche in via sperimentale, comprese quelle sugli additivi utilizzati precisandone la composizione chimica. Le violazioni concernenti il primo periodo o la mancata comunicazione di cui al secondo periodo del presente comma, determinano l'automatico decadimento del relativo titolo”. Motivazioni prettamente economiche.

Decisione simile anche quella valuatata dalla Commissione Bilancio, riguardante la soppressione del Fondo italiano investimenti green communities. In particolare, è stato deciso di sopprimere l'articolo 36 dal collegato ambientale, che autorizza il ministero dell'Economia a costituire, tramite di Cassa depositi e prestiti, il Fondo volto ad incentivate le imprese impegnate nel settore della green economy.

Appare necessario sopprimere l'articolo 36 dal collegato ambientale, che autorizza il ministero dell'Economia a costituire, per il tramite di Cassa depositi e prestiti, il Fondo italiano investimenti green communities SGR Spa, posto che, da un lato, l'onere che ne consegue, quantificabile tra i 200 e i 490 milioni di euro, non è puntualmente riferito ad una o più annualità, dall'altro, la relativa copertura è posta genericamente a carico delle risorse disponibili sul quadro di programmazione Ue 2014-2020, ed è previsto un obbligo in capo a Cassa depositi e prestiti di partecipare al predetto fondo, in contrasto con la sua classificazione all'esterno del perimetro della pubblica amministrazione,” si legge sulla pagina di Alessandro Bratti, uno dei relatori firmatari dell'emendamento insieme ad Enrico Borghi.

"In merito all'articolo 36, è stato dato un parere negativo sul fatto di aver definito una somma specifica da parte della Commissione Bilancio in accordo con la Cassa Depositi e Prestiti, in quanto un fondo del genere non poteva essere tecnicamente previsto con le modalità proposte. Quindi non c'è nel provvedimento nessuna tendenza alla poca attenzione all'ambiente. Provvedimenti sugli acquisti verdi, 35 milioni sulla mobilità sostenibile, accordi di programma per l'uso di meteriale riciclato, mercato dell'usato, premio su ecotassa per i comuni virtuosi, costituzione autorità di Distretto accorpando le autorità di Bacino, introduzione della contabilità ambientale sono tutti provvedimenti che vanno nella direzione di una grande attenzione per l'ambiente e soprattutto favoriscono le imprese green", ha precisato a GreenBiz.it Alessandro Bratti.

Per seguire l'iter in Commissione del Collegato Ambientale, clicca qui

Francesca Mancuso

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