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gallettiDare ai cittadini europei una risposta precisa, rendendo subito chiara la posizione dell'Europa sul problema dei cambiamenti climatici e sulle eventuali soluzioni da adottare. Così ieri il Ministro Galletti, nel corso del Consiglio dei ministri dell'Ambiente che si è svolto ieri a Milano.

O riusciamo a imprimere da subito una direzione chiara e concreta alle politiche comunitarie in materia di clima, e più in generale nelle politiche ambientali, oppure rischiamo il definitivo scollamento dei cittadini dalle istituzioni europee. Il nostro impegno per questo Semestre è raccogliere questa sfida con determinazione, perché in gioco c’è il destino dell’Europa,ha detto.

Una delle sfide da raccogliere sicuramente è quella sul pacchetto clima energia al 2030, i cui obiettivi dovrebbero essere resi vincolanti, dall'aumento della quota delle rinnovabili al 40% alla riduzione delle emissioni di CO2 a livello continentale con soluzioni “che abbiano effetti incisivi e immediati sulla lotta ai cambiamenti climatici e che, parallelamente, incoraggino un impegno condiviso per la definizione di un nuovo accordo sul clima da adottare entro il 2015”.

"Credo abbiamo tutti ben chiara una cosa: quella sul Clima non è una responsabilità che si può affrontare in chiave tecnica, solo fissando target o firmando protocolli. È in primo luogo una responsabilità politica e morale che grava su ognuno di noi. Coltivare e conservare il Pianeta per le future generazioni è un imperativo etico: solo con questo approccio e con la consapevolezza dell’urgenza di affrontare questa sfida, potremo trovare la forza per le scelte, anche molto difficili, che siamo chiamati ad assumere. Il compito della politica è proprio questo," precisa Galletti.

Prima di tutto la trasparenza. Per ottenere l'appoggio dell'opinione pubblica, una delle priorità dovrebbe riguardare una comunicazione chiara dei risultati ottenuti sia a livello europeo che nazionale, dimostrando che è possibile crescere senza incrementare la produzione delle emissioni inquinanti (c.d. decoupling) e documentare gli sforzi effettivamente fatti per favorire una transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio.

Parole di certo rassicuranti, ma che stridono con le recenti dichiarazioni del Premier Renzi che ha chiamato in causa il petrolio, durante un'intervista al Corriere della Sera: “Nel piano sblocca Italia c’è un progetto molto serio sullo sblocco minerario. È impossibile andare a parlare di energia e ambiente in Europa se nel frattempo non sfrutti l'energia e l'ambiente che hai in Sicilia e Basilicata. Io mi vergogno di andare a parlare delle interconnessioni tra Francia e Spagna, dell’accordo Gazprom o di South Stream, quando potrei raddoppiare la percentuale di petrolio e del gas in Italia a dare lavoro a 40mila persone e non lo si fa per paura delle reazioni di tre, quattro comitatini”.

Una posizione, quella del nostro premier, che si scontra anche con quella del neo presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, che di fronte al Parlamento Ue ha ribadito che le energie rinnovabili saranno la premessa per l’Europa del domani.

Posizione che si riflette anche nella volontà del Governo italiano di falciare le rinnovabili, con il nuovo spalma incentivi. Di recente, i nuovi emendamenti hanno cercato di suggerire dei correttivi, ma rimane chiara la volontà di non voler tendere una mano alle energie pulite e all'autoconsumo. A dispetto di quanto si dice in Europa.

Intanto, il vertice europeo sulle nomine si è concluso con un nulla di fatto, nessun accordo tra i 28 membri. Tutto rinviato al nuovo summit che avrà luogo il 30 agosto. Si preannuncia un'estate rovente in Europa, e non solo per colpa del global warming.

Francesca Mancuso

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