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immagineUltimo appello ai Membri della X Commissione Permanente del
Senato – Industria, Commercio, Turismo e a quelli della XIII Commissione Permanente del Senato – Territorio, ambiente, beni ambientali. Sono i senatori che domani dovranno decidere sull'ormai noto taglia bollette, e quindi anche sul tanto criticato spalma incentivie sulla tassazione sconsiderata sull'autoconsumo.

TUTTI I DANNI - A loro oggi si rivolge, in una missiva, assoRinnovabili, esprimendo ancora una volta preoccupazione e perplessità sugli articoli 26 e 24, che contengono norme retroattive, discriminatorie, contrarie alla Costituzione e agli obblighi internazionali e allontanano gli investitori, creando un forte danno reputazionale al Paese e bloccando il mercato futuro della generazione distribuita.

Inoltre, a oggi non è neanche chiaro se e come le banche sosterranno il taglio degli incentivi garantito dalla Cdp derivante dalla spalmatura, mentre le imprese fotovoltaiche saranno insolventi verso gli istituti finanziatori, i Comuni e gli enti locali, gli agricoltori, i proprietari dei terreni e i vari fornitori e saranno costrette a dichiarare fallimento, con seri impatti occupazionali.

L'associazione sottolinea come l'obiettivo del decreto (come si legge dalla relazione di accompagnamento del decreto al Senato) di ridurre il prezzo dell'energia per le PMI al fine di consentirne il rilancio sia perfettamente condivisibile. Tuttavia, se questo è davvero l'obiettivo, crede che non debba essere raggiunto con la riduzione retroattiva e incostituzionale della remunerazione degli investimenti nel settore fotovoltaico.

Piuttosto, si dovrebbe pensare a una più attenta gestione degli acquisti da parte di Acquirente Unico Spa (società controllata dal Ministero dell'Economia) il quale, nonostante il prezzo dell'energia elettrica all'ingrosso (PUN) sia sceso negli ultimi mesi (grazie anche al contributo decisivo della produzione da fonti rinnovabili) ad un prezzo intorno a 45 €/MWh, incomprensibilmente continua a comprare l'energia elettrica a oltre 60 €/MWh, mentre i produttori da fonti rinnovabili la vendono al prezzo definito sulla Borsa Elettrica (i 45 €/MWh appena citati o anche meno nelle zone meridionali del Paese). Come d'altronde ha chiesto anche un gruppo di 16 senatori del M5S, con una mozione di cui è primo firmatario Gianni Girotto.

"Questo comportamento dell'Acquirente Unico genera per i consumatori finali un maggior prezzo su base annua di oltre un miliardo di euro. L'unica ragione sembrerebbe, a nostro avviso, quella di sostenere alcune imprese che negli ultimi anni hanno effettuato investimenti per nuovi impianti termoelettrici, contro ogni logica di mercato (chi ha investito prevedeva un mercato elettrico in continua espansione) e nonostante l'Unione Europea avesse già definito il percorso di sviluppo delle fonti rinnovabili al 2020 e il Governo Italiano avesse deciso di riaprire l'opzione nucleare con 8 nuove centrali (ipotesi fortunatamente respinta dai cittadini con un nuovo referendum). Se così fosse, nella migliore delle ipotesi, si tratterebbe di Aiuti di Stato, con il risultato finale però di penalizzare enormemente i consumatori elettrici", spiega assoRinnovabili.

Perché il Governo non si "accanisce" contro questi comportamenti? Perché non prende in considerazione una via alternativa per alleggerire in modo ambientalmente sostenibile la bolletta elettrica delle PMI? Le soluzioni ci sono, e le associazioni lo dicono da mesi senza essere ascoltate (tanto che per bloccare questo attacco alle fonti pulite hanno scelto di dare il via a un Tweet Bombing ai senatori).

È infatti possibile intervenire senza bloccare il futuro sostenibile tramite altre soluzioni e risorse tra cui anche i numerosi sprechi che impieghiamo come sussidi alle fossili, che nel frattempo sono state invece agevolate dal capacity payment.

LE ALTERNATIVE - Ad esempio, si potrebbe pensare all'esercizio della delega al Governo, conferita dalla Legge 11 marzo 2014, n. 23, per la realizzazione di un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita, da attuare entro dodici mesi (26 marzo 2015). In questo ambito il tema della fiscalità ambientale avrà un ruolo decisivo. Sarebbe utile, inoltre, anche l'introduzione di green taxes che aumentino il carico fiscale sul consumo di materie prime fossili inquinanti e lo alleggeriscano per le attività di "diffusione e innovazione delle tecnologie e dei prodotti a basso contenuto di carbonio e del finanziamento di modelli di produzione e consumo sostenibili" (come puntualizzato proprio con le modifiche introdotte al Senato).

Una parte importante del gettito derivante dalla fiscalità ambientale, quindi, dovrebbe essere portata a detrazione della componente A3 (a partire dalla copertura dei Certificati Verdi che erano a carico delle aziende produttrici da fonti fossili e che ora sono state traslate in questa componente) che, in questo modo, sarebbe finanziata non più dai consumatori di energia elettrica, con le note distorsioni a carico delle PMI, ma, in base al principio europeo "Chi inquina paga", dai soggetti che immettono CO2 e altri gas serra in atmosfera.

"Per le ragioni che precedono, l'Associazione, nel rimanere a completa disposizione per la ricerca di soluzioni adeguate, auspica un vostro intervento in sede di conversione al fine di rimuovere le illustrate ragioni di incostituzionalità e di illegittimità del decreto legge e di avviare un'indagine sulle dinamiche di mercato che rallentano il trasferimento al dettaglio della forte riduzione intervenuta nei prezzi all'ingrosso dell'elettricità", conclude il Presidente Re Rebaudengo nella sua lettera.

Per leggere il testo intero della lettera di assoRinnovabili ai senatori clicca qui

Roberta Ragni

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