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immagineLo spalma incentivi sarebbe incostituzionale. Nel dibattito sulla misura temutissima dagli operatori delle rinnovabili, presente nel taglia-bollette che Mse e Tesoro stanno ancora mettendo a punto, interviene il Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida. Quest'ultimo ha formulato un parere sulla legittimità costituzionale dello "spalma incentivi" obbligatorio.

Il Professore Onida ritiene che un simile provvedimento violerebbe sia le norme costituzionali in materia di retroattività e di tutela dell'affidamento, sia gli obblighi internazionali. Da un lato, la misura in discussione, qualora approvata, si configurerebbe, infatti, come un intervento su rapporti di durata già cristallizzati in contratti di diritto privato (le convenzioni con il GSE), o comunque su decisioni già assunte dai produttori, che hanno effettuato investimenti e contratto oneri in base a previsioni economiche di cui l'aspettativa dell'incentivo è parte determinante.

Ciò risulterebbe in contrasto con i limiti costituzionali alla retroattività delle leggi, con il principio - connaturato allo Stato di diritto e riconducibile agli artt. 3 e 41 della Costituzione - di tutela dell'affidamento legittimamente sorto nei soggetti che hanno avviato un'iniziativa energetica, nonché con l'esigenza di certezza dell'ordinamento giuridico.

Dall'altro lato, lo "spalma incentivi" apparirebbe in conflitto con gli obblighi internazionali derivanti dal Trattato sulla Carta Europea dell'Energia (reso esecutivo in Italia con la legge 10 novembre 1997, n. 415), e quindi anche con l'art. 117, primo comma, della Costituzione, poiché violerebbe l'impegno assunto dagli Stati firmatari (tra cui l'Italia) ad assicurare agli investitori "condizioni stabili" oltre che "eque, favorevoli e trasparenti", per lo sviluppo delle proprie iniziative. Ciò impone che gli investimenti, che devono godere della "piena tutela e sicurezza", non vengano colpiti da modifiche (in senso deteriore) delle condizioni giuridiche ed economiche in base alle quali sono stati effettuati.

I vizi di costituzionalità, conclude il Professor Onida, sussisterebbero anche nell'ipotesi in cui venisse prolungata la durata dell'incentivo, a compensazione della riduzione del suo valore. Secondo l'autorevole costituzionalista, infatti, "un credito non ha lo stesso valore quale che sia il tempo in cui viene soddisfatto". Inoltre, se l'investimento (come accade nella maggioranza dei casi) è finanziato da un credito bancario, la misura, incidendo autoritativamente su tale rapporto, potrebbe rendere impossibile per i produttori far fronte agli impegni assunti con gli istituti di credito.

In queste ore il settore delle rinnovabili è in fermento. L'intenzione del Governo, nonostante le false smentite dei giorni scorsi, è proprio quella inserire nel decreto legge omnibus discusso nel Consiglio di venerdì 13 giugno la norma conosciuta come "spalma incentivi", nata con l'obiettivo di ridurre le bollette alle Piccole e Medie Imprese, ma che di fatto taglia le risorse destinate agli impianti solari già funzionanti causando il licenziamento di almeno 10.000 lavoratori proprio delle PMI.

Renzi tira dritto e all'assemblea del PD dello scorso sabato conferma di non aver capito molto del mondo delle energie pulite:

"Abbiamo riempito di sussidi chi investiva sulle rinnovabili, ma il costo in bolletta lo hanno pagato gli italiani. Siamo arrivati al paradosso che una misura che avrebbe dovuto favorire la sostenibilità ambientale abbia provocato una difficoltà in più", ha spiegato il premier.

Intanto, in queste ore sui social circola una petizione lanciata su Change.org per chiedere al governo di non modificare gli incentivi per gli impianti fotovoltaici già entrati in funzione, con il rischio, tra gli altri, di perdere gli investimenti dall'estero per via dell'estrema incertezza e variabilità del quadro normativo (PER FIRMARE LA PETIZIONE CLICCA QUI).

"Ci lasciano increduli sia la possibile adozione di tale provvedimento o di un tributo ad hoc (l'ennesimo per il settore), ipotesi entrambe sempre considerate inaccettabili da assoRinnovabili, sia le dichiarazioni che Matteo Renzi ha reso sul tema delle energie rinnovabili all'assemblea del PD. L'unica spiegazione potrebbe essere la difesa degli interessi di alcune lobby e non degli interessi generali del Paese", spiega assoRinnovabili.

In ogni caso, se il decreto legge fosse promulgato, assoRinnovabili crede seriamente che la Corte Costituzionale nei prossimi anni sarebbe investita di centinaia, forse migliaia, di ricorsi.

I decisori politici, invece, sembrano infischiarsene e continuano a ignorare le numerose proposte alternative che porterebbero al condivisibile obiettivo di abbassare le bollette delle PMI senza affossare il settore. "Chiediamo a Renzi, Guidi, Padoan e Galletti di ripensarci e di non spegnere la green economy che è uno dei pilastri fondamentali per lo sviluppo economico e ambientalmente sostenibile del nostro Paese", conclude l'associazione.

Ma l'energia pulita e la green economy non dovevano essere uno dei pilastri di questo governo "del fare"?

Roberta Ragni

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