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papa contro trivellazioniFare soldi col petrolio, il carbone e le altre fonti fossili è peccato e immorale. Lo pensano alcuni gruppi religiosi di Stati Uniti e Australia, che hanno scritto a Papa Francesco per chiedergli di appoggiare le loro campagne pro clima.

Portare dalla propria parte Papa Francesco e fargli sposare una causa è, probabilmente, il sogno degli attivisti di mezzo mondo. Cattolici e non solo, come dimostrano le ultime pressioni esercitate sul Santo Padre da tre gruppi religiosi: Australian Religious Response to Climate Change, GreenFaith, Aotearoa/New Zealand Anglican Church divestment.

Delle tre associazioni la prima è "multi-fede", la seconda pure, la terza è ovviamente anglicana. Tutte e tre hanno firmato una lettera a Papa Francesco, riportata dal solito e attentissimo The Guardian, nella quale chiedono al pontefice di dichiararsi apertamente a favore delle loro lotte contro le fonti fossili e in favore della lotta al cambiamento climatico.

Si chiede, in sostanza, di fare ciò che ha già fatto l'arcivescovo anglicano Desmond Tutu, premio Nobel per la pace nel 1984, proprio in un articolo scritto per il Guardian: chiamare la gente a un boicottaggio di massa paragonabile a quello che si verificò oltre vent'anni fa contro l'apartheid in Sud Africa.

Secondo le tre associazioni, infatti, trarre ingenti profitti dalle risorse fossili a costo di mettere in pericolo il futuro del clima e della popolazione mondiale è immorale e peccaminoso. E quindi bisogna bloccare l'economia basata sulle fossili per passare alle rinnovabili prima possibile: "Vi esortiamo, come una persona tenuta in grande considerazione da molti milioni di persone in tutto il mondo - si legge nella lettera - a parlare chiaramente sul tema del disinvestimento dai combustibili fossili come un modo significativo per scongiurare il peggioramento dei cambiamenti climatici. Voi potreste avere una influenza disperatamente necessaria sulla direzione che l'umanità prenderà d'ora in poi. Vi esortiamo a usare tale influenza".

Considerando che nelle miniere di carbone lavorano milioni e milioni di poverissimi in giro per il mondo, appare molto difficile che Papa Francesco inviti i Governi a chiuderle. Molto più probabile una risposta, sempre che ci sarà, ben più cauta. Simile, per capirci, alla lettera inviata ai tarantini malati nella quale chiedeva il "Pieno riconoscimento dei diritti di ciascuno al lavoro, alla salute e alla pacifica convivenza".

Cioè tutto e il contrario di tutto in un posto come Taranto dove, evidentemente, finché c'è quel lavoro in quella fabbrica non ci sarà mai salute. Ci sarebbe poi il precedente della maglietta antifracking sfoggiata da Papa Francesco per una foto con l'intellettuale e politico argentino Fernando Ezequiel Solanas che però, attualmente, è un caso isolato e, soprattutto, non argomentato.

Peppe Croce

GreenBiz.it

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