Menu

uffici_verdiL’approccio in base al quale le amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita”.

Così la commissione Europea descrive il Green Public Procurement (Acquisti pubblici verdi), noto come GPP, riconoscendolo come strumento cardine della Politica integrata dei prodotti e invitando, già dal 2003, gli Stati membri ad adottare piani d’azione nazionali per assicurarne la massima diffusione. In Italia, seguendo le indicazioni comunitarie, il ministero dell'Ambiente ha approvato il Piano d’azione nazionale per il Green Public Procurement con decreto interministeriale n. 135 del 11 aprile 2008 (pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 107 dell’8 maggio 2008). Attualmente, dopo la pubblicazione dei primi i criteri ambientali, sono in via di approvazione anche i criteri ambientali per i prodotti: tessili, arredo per ufficio, illuminazione pubblica, serramenti e apparecchiature informatiche ( personal computer, stampanti, etc.). In questo modo diventa così pienamente il operativo il piano che le pubbliche amministrazioni (centrali e periferiche) sono chiamate ad applicare.

Ma vediamo di capire meglio di cosa si tratta. Come spiega il , il Green Public Procurement è uno strumento di politica ambientale volontario che mira a favorire lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale attraverso la leva della domanda pubblica. Le autorità pubbliche che intraprendono azioni di GPP si impegnano sia a razionalizzare acquisti e consumi, che a incrementare la qualità ambientale delle proprie forniture e affidamenti. Quando si parla di prodotti “ambientalmente preferibili” ci si riferisce per esempio a quelli che consumano poca energia, costituiti da materiale riciclato e/o privi di sostanze nocive, di maggior durata o output di processi produttivi meno impattanti, meno voluminosi, di facile riciclabilità. Ne viene da sé che orientare la domanda pubblica verso prodotti con queste caratteristiche consente una riduzione dei consumi energetici, specie quelli derivanti da fonti fossili, la parallela riduzione delle emissioni nell’ambiente, la diminuzione della quantità di rifiuti prodotti e del carico sulle risorse naturali.

I benefici ambientali sono rilevanti già solo considerando i volumi di spesa - in base alle stime della commissione Europea, la spesa pubblica nei Paesi membri per beni, servizi e lavori ammonta annualmente a circa il 16% del relativo PIL – ma lo sono ancor di più se si valuta l’effetto leva che queste pratiche comportano nel sistema produttivo. È stato calcolato infatti che se tutti gli enti pubblici nel territorio dell’UE richiedessero computer a basso consumo energetico, e questo orientasse l’intero mercato in quella direzione, 830 000 tonnellate di CO2 non verrebbero più immesse nell’atmosfera. Oppure se tutti gli enti pubblici europei scegliessero servizi igienici e rubinetti efficienti nelle loro strutture, questo comporterebbe una riduzione del consumo di acqua intorno ai 200 milioni di tonnellate (pari allo 0,6 % del consumo totale delle famiglie nell’UE).

La diffusione capillare di pratiche di GPP, favorendo la creazione di un modello di produzione e consumo sostenibile, incide dunque positivamente sulla competitività complessiva di tutto il sistema produttivo nazionale. Non resta ora che attendere che, dopo l'adozione di una politca nazionale rivolta all'adozione di criteri eco-compatibili negli acquisti pubblici, anche le singole Regioni italiane si diano da fare in questa direzione.

 

Redazione GreenBiz.it

 

GreenBiz.it

Network