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naked juice multinazionali bioChe cosa accade quando le multinazionali decidono di espandersi acquisendo aziende e marchi del biologico? Gli esperti della Michigan State University hanno condotto un’indagine approfondita sul fenomeno, concentrandosi sulla situazione degli Stati Uniti. In ogni supermercato Usa sono presenti oltre 38 mila prodotti differenti. Diventa davvero difficile per i consumatori destreggiarsi tra ciò che è davvero bio e ciò che non lo è.

Il fenomeno è dovuto alle campagne di acquisizione avvenute negli ultimi anni da parte delle maggiori multinazionali. La loro espansione ha portato all’inclusione di realtà minori, produttrici - almeno fino a poco prima - di prodotti biologici certificati. Quando le multinazionali entrano in gioco, le aziende bio rischiano di cambiare rotta e di rinunciare agli standard che in precedenza avevano scelto di rispettare per i propri prodotti.

Infatti, di frequente, quando un marchio alimentare biologico viene acquistato da un’azienda più grande, l’origine e la qualità degli ingredienti utilizzati rischiano di non essere più garantite. A spiegare il fenomeno è il dottor Philip H. Howard, esperto della Michigan State University:

“ È molto comune che, quando un marchio bio viene acquisito da una multinazionale, l’azienda in questione riduca il proprio impegno nella scelta di ingredienti biologici e vada alla ricerca di alternative a basso costo, più convenienti dal punto di vista economico”.

L’esperto cita, tra gli esempi riportati da Forbes, il marchio Odwalla, che è stato acquisito da Coca Cola, Silk Soymilk, passato a Dean, e Peace Cereal, acquisito da Herthside Foods (ora Post Foods). I consumatori dovranno dunque porre particolare attenzione alla lettura della lista degli ingredienti indicati sulle confezioni, prima di scegliere i prodotti da acquistare. Soltanto in questo modo è possibile valutare quanti e quali ingredienti siano rimasti davvero bio dopo l’acquisizione.

Uno dei casi più rappresentativi è costituito da Soymilk, cha ha iniziato ad utilizzare fagioli di soia convenzionali, anziché bio, dopo l’acquisizione da parte di Dean, senza modificare le confezioni (soltanto il marchio indicante la certificazione è stato rimosso). In seguito Soymilk ha deciso di presentare sul mercato una linea di bevande a base di soia bio e non Ogm certificata.

Howard ricorda che le multinazionali potrebbero utilizzare i guadagni provenienti dalla vendita dei prodotti bio per finanziare obiettivi decisamente opposti alla filosofia dell'agricoltura e della produzione biologica. Ricordiamo, ad esempio, i lauti contributi economici versati da Coca Cola (proprietaria di Honest Tea e Odwalla), Pepsi (proprietaria di Naked Juice) e General Mills (Lara Bar e Food Should Taste Good) per fermare la proposta di etichettatura degli Ogm in California.

Le acquisizioni di marchi bio da parte delle multinazionali si sono consolidate nel corso del tempo. La Michigan State University ha dato vita ad un’infografica e ad uno schema interattivo che mostrano quanto avvenuto in proposito negli ultimi anni. Tra i grandi nomi noti coinvolti, oltre ai già citati, troviamo Danone, Kellog, M&M Mars e Mondelez (precedentemente nota come Kraft).

organic brands -  infografica

Clicca qui per ingrandire l’infografica.

Guarda qui il video interattivo.

Marta Albè

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