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"Quanto sei a rischio?". Questo il titolo della mappa interattiva lanciata da Greenpeace a meno di dieci giorni dal primo anniversario dell'incidente nucleare di Fukushima.
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Trieste 15 febbraio 2012 - Netta opposizione alla costruzione di una nuova centrale nucleare a Krško ed al mantenimento in servizio di quella attuale fino al 2043.
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Il decreto sulle liberalizzazioni non convince praticamente nessuno.
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Per cominciare la separazione tra Eni e Snam rete gas, la ridefinizione delle tariffe del gas e un nuovo sistema di stoccaggio per le imprese.
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Oggi è il D-day delle liberalizzazioni: il governo di Mario Monti, nel corso del Consiglio dei ministri, in corso a Palazzo Chigi, si accinge oggi a varare un significativo pacchetto, pur in mezzo alle proteste delle categorie interessate. Il testo è di 107 pagine, suddivise in 44 articoli, e contiene un insieme di provvedimenti ''in tema di concorrenza, semplificazione e mercato unico''.
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“Rilascio senza vincoli di carattere radiologico” per la centrale nucleare di Trino Vercellese. Accadrà entro l’estate, almeno secondo l’annuncio del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini.
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Bill Gates è in trattativa con la Cina per lo sviluppo congiunto di un nuovo tipo di reattore nucleare, più pulito ed efficiente, che produrrebbe meno scorie e potrebbe funzionare per anni senza integrazioni del combustibile. Lo ha detto lo stesso fondatore di Microsoft durante colloqui al ministero cinese per Scienza e tecnologia. "L'idea - ha spiegato - è creare un reattore a basso costo, che sia molto sicuro e generi pochissime scorie".
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Sull’onda dei fatti di Fukushima, che hanno riacceso in tutto il mondo il dibattito sul nucleare, dopo Italia, Germania e Svizzera, anche il Belgio ha deciso di abbandonare la strada dell' atomo.
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Dopo la diffusione da parte di Greenpeace della mappa che raccoglie e rende noti i risultati degli stress test sulla sicurezza condotti su 123 centrali nucleari europee, arriva la replica di Bruxelles, che parla di un "allarme prematuro". La nota associazione ambientalista aveva infatti nei giorni scorsi reso disponibile un documento di oltre 10mila pagine, che conteneva tutti i risultati e le analisi dei test sulla sicurezza richiesti dall'Ue dopo la tragedia di Fukushima, per indagare lo stato degli impianti nucleari presenti sul territorio comunitario.
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In nessuna centrale nucleare europea è garantita la sicurezza. Nessun impianto nucleare sul suolo dell’Unione sarebbe in grado di resistere all'impatto di un Boeing 767, come quello utilizzato dai terroristi l’11 settembre. L'errore umano, i problemi organizzativi o tecnici, i disastri naturali o gli attacchi terroristici, i sabotaggi o eventuali atti di guerra significa potrebbero danneggiare anche il più nuovo e sofisticato impianto, causando inevitabilmente perdite radioattive simili a quelle di Chernobyl e Fukushima. E' questo, secondo la denuncia di Greenpeace, il panorama sulla sicurezza degli impianti atomici europei che emerge dagli stress test decisi da Bruxelles dopo il disastro di Fukushima.
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Dopo il recente incidente della centrale di Marcoule, in Francia, un nuovo pericolo nucleare potrebbe colpire l’Europa: uno dei reattori della centrale di Oskarshamn, nel sud della Svezia , è stato spento in seguito a un incendio. L'incidente, avvenuto nell’impianto che risale al 1972 e che si trova a circa 30 chilometri dal centro urbano, si è verificato nella notte di sabato 22 ottobre ed è stato confermato dal portavoce della società che gestisce la centrale, la Okg, Anders Ostberg.
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Alti livelli di radioattività sono stati registrati oggi a Tokyo e nella vicina prefettura di Chiba, entrambe a più di 200 chilometri dalla centrale di Fukushima, distrutta da uno tsunami a marzo, con dati che indiano livelli di contaminazione addirittura superiori a quelli registrati nella zona di evacuazione intorno alla centrale. È questo il nuovo allarme lanciato da Greenpeace sulla diffusione delle radiazioni nell'area della capitale giapponese.
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Si chiama decommissioning e costerà all'Italia ben 4,8 miliardi di euro: è la bonifica delle aree che ospitano gli impianti nucleari e consiste nelle varie attività di trasferimento del combustibile, smantellamento e decontaminazione delle strutture e gestione dei rifiuti radioattivi. Il processo, che rappresenta la fase finale del ciclo degli impianti nucleari, si conclude nel momento in cui il sito diventa un green field, un prato verde, completamente privo di radiazioni e pronto ad avere nuova vita.
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E’ ufficiale: con l’approvazione da parte del Consiglio di Stato di una nuova normativa, la Svizzera blocca la costruzione di nuove centrali atomiche sul proprio territorio. Continuerà la ricerca nel campo del nucleare e non si esclude un suo ritorno in futuro, così come continueranno a funzionare i vecchi impianti fino al termine del loro ciclo di vita. Mentre nel 2019 è fissata la chiusura del primo impianto, quello di Beznau, la sfida per le rinnovabili è ora di convincere entro quella data delle loro capacità di sostituire atomo e fonti fossili.
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Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha firmato quattro decreti di pronuncia di compatibilità ambientale che riguardano: il progetto VIA/AIA congiunto per la Raffineria di Taranto dell’Eni (“Adeguamento stoccaggio del greggio proveniente dal giacimento Tempa Rossa”), il metanodotto Flaibano/Istrana della Snam Rete Gas, tra Udine e Treviso, il progetto del gasdotto sottomarino della Progas Metano “componente il sistema di trasporto e distribuzione di gas naturale all’Isola di Procida (Napoli), nel tratto di mare tra il lago del Fusaro (Bacoli) e la zona porto dell’isola di Procida” e il decommissioning della centrale nucleare di Latina ad opera della Sogin (“Disattivazione accelerata per il rilascio incondizionato del sito. Fase 1”).
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L'allarme di una settimana fa nella centrale di Marcoule, nel sud della Francia, ha fatto tornare prepotentemente d'attualità il dibattito sulla sicurezza degli impianti d’oltralpe. E il quadro che emerge dagli ultimi controlli dell’Autorité de sûreté nucléaire (ASN) è tutt’altro che rassicurante: sulla base delle esigenze di sicurezza aggiornate dopo la catastrofe di Fukushima, come resistenza a terremoti e inondazioni, quasi la metà delle centrali francesi non ha passato l’esame.
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L'incidente alla centrale nucleare di Fukushima ha preoccupato il mondo intero e anche le grandi aziende il cui business ruota proprio attorno agli impianti atomici iniziano a rivedere le proprie strategie per il futuro. La dimostrazione arriva dal colosso Siemens AG, che ha annunciato di voler uscire definitivamente da quel mercato, seguendo le decisioni già prese dal governo tedesco di Angela Merkel.
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La notizia si è diffusa ieri, più o meno all'ora di pranzo, quando le autorità di Parigi hanno reso noto quanto avvenuto al sito nucleare di Marcoule (Rodano): un incidente ha provocato la morte di una persona e il ferimento di altre quattro, senza per fortuna che fuoriuscissero dall'impianto materiali radioattivi. Eppure gli italiani hanno passato minuti di terrore, nell'incubo che si potesse ripetere una nuova Fukushima, ma questa volta a due passi da casa nostra, con conseguenze tragiche anche per noi che abbiamo appena detto No al ritorno del nucleare nel nostro Paese.
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Speravamo non si ripetesse più e invece è accaduto. Dopo l’incidente nucleare alla centrale di Fukushima di qualche mese fa, ecco arrivare la notizia di un’altra esplosione. Stavolta lo scoppio è avvenuto molto vicino al nostro Paese, precisamente nel sito nucleare a Marcoule, nella regione del Gard a sud della Francia, di proprietà della società Socodei, controllata del gruppo Edf.
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Il nucleare in Italia presenta anche quest’anno un conto molto salato: a 25 anni dal referendum con cui gli italiani hanno detto no all’atomo, i costi sostenuti nel 2010 dalla Sogin, Società gestione impianti nucleari, costituita nel 1999 per smantellare gli impianti e gestire le scorie, ammontano a ben 192,06 milioni di euro. Questa la cifra spesa dal Bel Paese per gestire l'infinito fine vita della centrali. Un po’ meno degli oltre 217 milioni di euro spesi nel 2009.
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