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2014-11-21 12.20.05Quando si parla di rifiuti in Campania non necessariamente si deve far riferimento solo all'emergenza. Esistono, infatti, esempi virtuosi di stabilimenti che da anni trasformano plastica, alluminio, acciaio, carta, cartone e vetro in materia nuova, quella necessaria all'industria del riciclo per produrre materie prime secondarie. Nella zona industriale di Aversa nord, a Gricignano, in provincia di Caserta, dal 2000, in quasi 70 mila mq, troviamo gli stabilimenti SRI e Erreplast.

Il primo è il punto di avvio di un ciclo di valorizzazione dei rifiuti di imballaggio pre e post consumo, il secondo è tra i principali produttori di scaglie in PET. A oggi, questo sistema integrato di selezione e riciclo, unico in Campania, ha ridotto l'immissione nell'ambiente di quasi 80 mila tonnellate di Co2, eliminato un volume di rifiuti pari a 240 campi di calcio ed evitato la circolazione di 860 automezzi su strada. Il tutto per un volume d'affari di ben 32 milioni di euro nel 2013.

Mentre i 125 dipendenti degli stabilimenti sono impegnati nello smaltimento e le macchine rumorose in lavorazione, Antonio Diana, presidente di Erreplast, spiega il sistema industriale che lavora i rifiuti delle cinque province campane: "qui, il materiale subisce un processo di selezione in base alla tipologia di materiale e nel caso del PET anche del polimero e del colore, in modo da diventare omogeneo. Siamo in grado di trattare 80 mila tonnellate l'anno di plastica, 40 mila di carta e cartone e vetro".

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In che mondo vengono trasformati i rifiuti? A iniziare il processo è proprio il cittadino o l'azienda che differenzia i materiali e li pone correttamente negli appositi cassonetti suddivisi per colore. Secondo step è quello della raccolta. Sulla base di un accordo quadro Anci/Conai e sottoscritto dai Consorzi di filiera, vengono stipulate convenzioni a livello locale con Comuni o società di gestione di servizi di raccolta differenziata. Agli aderenti viene garantito un corrispettivo economico in funzione della quantità e qualità dei rifiuti urbani raccolti.

Ma, subito dopo, che succede? Si capisce dalle balle di plastica e carta dal peso che varia dai 300 ai 500 kg nell'ordinato cortile degli stabilimenti. Nei due centri di selezione, dalla carta riciclata si ottengono scatoloni e quotidiani, dall'alluminio caffettiere, biciclette e cerchioni per automobili, dall'acciaio binari ferroviari, dal legno mobili e scrivanie, dalla plastica felpe, coperte in pile e moquette, dal vetro nuove bottiglie. Ottocento lattine di alluminio creano una bicicletta, 27 bottiglie di plastica un caldo pile, giusto per citare qualche esempio.

A Erreplast tocchiamo con mano il Ripet, cioè il materiale che viene fuori da una bottiglia di plastica che subisce prelavaggio, selezione manuale, automatica, macinazione, separazione dei residui, essicamento, ulteriore macinazione, stoccaggio ed infine l'imballo. Il Ripet che si presenta sotto forma di piccole scaglie divise per colore, non è altro che un materiale per la produzione di fibra fiocco destinata all'industria delle auto, dell'abbigliamento e dell'edilizia. Un mercato in forte espansione: se nel 2006 venivano prodotte 7 mila tonnellate di Ripet, lo scorso anno lo stabilimento ne ha prodotte 14 mila su 18 mila di bottiglie a riciclo.

Questi dati, uniti al trend nazionale fanno ben sperare, negli ultimi 15 anni, secondo dati Conai, il beneficio economico e ambientale per l'Italia è quantificabile in più di 12 miliardi euro, il riciclo ha evitato la costruzione di 500 discariche. "L'obiettivo - conclude Fabio Costarella responsabile area Sud Conai – è che esempi virtuosi come gli stabilimenti campani non rimangano isolati e che cittadini, aziende, Istituzioni e Comuni cooperino assieme per raggiungere standard di riciclo sempre più elevati".

Foto e testi di Dominella Trunfio

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