Manovra Monti: no al'Imu per i fabbricati rurali. Lo chiede Acli Terra |
| Scritto da Redazione GreenBiz.it |
| Mercoledì 22 Febbraio 2012 17:17 |
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A sostenerlo è l'associazione professionale agricola Acli Terra che in una spiega come il comparto agricolo italiano, già gravato da numerose calamità naturali che lo hanno messo in ginocchio e dal recente blocco degli autotrasportatori, stia per subire un’ulteriore stangata che potrebbe portare alla chiusura di un’impresa agricola su tre. "Si tratta di imposte certamente eccessive per il comparto, caratterizzato, per la maggior parte, da imprese piccole e a conduzione familiare – sostiene Michele Zannini, presidente nazionale di Acli Terra – che già sono oppresse da oneri burocratici e previdenziali decisamente insostenibili". "Il rischio è che, con la tassazione, di fatto, di quelli che sono mezzi di produzione, come terreni agricoli, fabbricati rurali, stalle e fienili, cascine e capannoni, si consegua inevitabilmente la chiusura di molte aziende e cooperative e la perdita di centinaia di posti di lavoro con effetti pesanti sull’intero settore di vitale importanza" continua Zannini.
Acli Terra chiede dunque al governo di rimodulare l’Imposta Municipale Unica sui beni rurali, innanzitutto con l’applicazione di un’aliquota decisamente più bassa per le imprese agricole e le fattorie rurali. Non solo. Secondo l'associazione ancora più urgente è l’assoluta cancellazione dell’imposta per le pertinenze produttive, applicando una distinzione tra le rendite fondiarie e tutti gli immobili necessari alla produzione. I “ruderi”, ovvero quei fabbricati rurali non utilizzati, tantissimi in Italia, non devono essere classificati né come beni abitativi (per evitare l’applicazione della relativa aliquota IMU), né come immobili per strumenti produttivi, in quanto sarebbero destinati all’abbattimento, comportando costi elevatissimi e un danno enorme al patrimonio storico e immobiliare del Paese, conclude l'associazione. Redazione GreenBiz.it
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