Liberalizzazioni: decreto incompatibile con obiettivi sul clima |
| Scritto da Roberta Ragni |
| Martedì 24 Gennaio 2012 18:28 |
| Tweet |
Ci sarebbero due tipi di incompatibilità: la prima, la meno pericolosa e la più gestibile, riguarda la necessità di orientare i consumi e l'adozione di alcune tecnologie, la seconda, invece, destinata a comprimere comprime la parte contendibile del mercato, riguarda la forte quota di sussidi che caratterizza il mercato elettrico. Il sistema degli incentivi, infatti, drogherebbe in maniera poco utile il mercato. “L’incompatibilità nasce dal fatto che il mercato è schiacciato in un angolo, mentre la politica ambientale è di per sé una negazione di un mercato concorrenziale", spiega Stagnaro. Per questo “lo strumento del sussidio diretto, a vantaggio di una tecnologia diventa inconciliabile con un mercato competitivo”. Molto meglio spingere verso una vera e propria Carbon Tax, ossia l'introduzione di una tassa sulle emissioni di Co2, che, secondo l’esperto, potrebbe rivelarsi molto più utile del sovradimensionamento degli incentivi. Anche perché il sistema incentivante così tanto vantaggioso ha favorito tanti piccoli produttori, che per accedervi hanno fatto ricorso a prestiti bancari, mentre sarebbe utile l'ingresso di grandi con capitali propri.
Insomma, bisogna far pagare di più l'energia che per essere prodotta prevede una maggiore emissione di anidride carbonica, evitando di decidere a priori quanti sono gli investimenti, creando una contraddizione di base, come accade, invece, nei sussidi. Inoltre, spiega Stagnaro sul sito dell’Istituto Bruno Leoni, in questi giorni si sta rischiando di far trattare alla stessa stregua “provvedimenti di apertura del mercato con altri che, invece, sono semplicemente dirigismo d'altro segno”. Liberalizzare, per l’esperto, significa rimuovere le barriere alla competizione: “qualunque liberalizzazione, beninteso, implica un cambiamento delle regole. Solo che un conto è riscrivere regole che, nella forma attuale, hanno l'effetto di produrre o tutelare rendite; altro è giocare a dadi con l'organizzazione industriale o la libertà contrattuale”. “Liberalizzare –conclude Stagnaro- è uno sforzo soprattutto formale: significa creare condizioni perché la concorrenza possa svolgersi, e vinca il migliore. Scegliere vincitori e perdenti, o pretendere di influenzare gli esiti del mercato, è tutto un altro gioco”. Roberta Ragni
Articoli più recenti della stessa categoria:
Articoli meno recenti della stessa categoria:
|






Il