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Una grande vittoria per l'agricoltura italiana di qualità. Il Tar del Lazio, la cui pronuncia era attesa con ansia proprio in questi giorni, ha confutato tutte le motivazioni che secondo l'agricoltore friulano Fidenato, che vorrebbe seminare liberamente mais biotech, avrebbero dovuto far cadere il decreto interministeriale di agosto.

Quello cioé per il quale "la coltivazione di varietà di MAIS MON 810, proveniente da sementi geneticamente modificate è vietata nel territorio nazionale fino all'adozione di misure comunitarie di cui all'art.54, comma 3, del Regolamento CE 178/2002 e comunque non oltre diciotto mesi dalla data del presente provvedimento".

La sentenza, che ha confutato tutte le motivazioni del ricorrente, viene apprezzata per la sua chiarezza espositiva e soprattutto perché rimette al centro della questione OGM il principio invalicabile di precauzione:

"quando sussistono incertezze riguardo all'esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone" – si legge nella sentenza – "possono essere adottate misure protettive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi". Pertanto, "il contestato decreto rispecchia in toto le condizioni previste" per l'applicazione del principio di precauzione, essendo state tra l'altro provate le conseguenze negative per l'ambiente.

La sentenza riconosce al decreto interministeriale impugnato il carattere di una misura di emergenza, la cui adozione è chiaramente ammessa dalle ultime pronunce della Corte di Giustizia.

Per raggiungere questo risultato si era mobilitata la Task Force per un'Italia libera da Ogm - della quale fanno parte 39 importanti associazioni del mondo agricolo e ambientale tra cui Coldiretti, Greenpeace, Legambiente e Slow Food. 

L'agricoltura italiana, sottolinea la Coldiretti, resta dunque libera dagli organismi modificati geneticamente, come chiedono d'altronde quasi otto italiani su dieci (76 per cento ), dal momento che non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale e alimentare, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico della tipicità, della distintività e del Made in Italy. Viene confermato definitivamente, quindi, il divieto di coltivazione in Italia. Ma resta da capire quali sanzioni applicare in caso di violazione.

Gian Luca Galletti, ministro dell'Ambiente:

"La decisione del Tar del Lazio avalla l'operato del Governo, impegnato con risultati importanti anche in sede europea per aumentare l'autonomia decisionale degli Stati membri in materia di OGM. Ora questo divieto va attuato con decisione, anche adottando le sanzioni stabilite per le eventuali violazioni. Sin dal primo momento il Ministero dell'Ambiente è stato in campo sulla questione, operando in stretta relazione con quelli della Salute e dell'Agricoltura: i risultati si sono visti e sono positivi. Dopo questa sentenza – conclude il ministro dell'Ambiente - è più forte la spinta per una nuova normativa UE che lasci piena autonomia agli Stati, anche in relazione alle tradizioni e alle vocazioni agricole del territorio".

Stefano Masini responsabile ambiente della Coldiretti:

"Un risultato ottenuto grazie alla grande mobilitazione delle associazioni di ambientalisti, agricoltori, consumatori, cooperatori riuniti nella coalizione Liberi da Ogm", ha affermato nel chiedere al Governo di "chiarire quali siano le sanzioni da applicare nel caso di violazione del divieto di messa a coltura in modo da evitare situazioni analoghe a quanto accaduto nella scorsa estate in Friuli Venezia Giulia, che hanno portato alla contaminazione di terreni confinanti con quelli illegalmente coltivati con mais MON810, come accertato dalle indagini del Corpo Forestale dello Stato".

Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente:

"Questa sentenza serve innanzitutto a ripristinare la legalità: nessuno può coltivare impunemente Ogm in Italia. Il Governo Italiano s'impegni quindi nel semestre europeo affinché l'Ue adotti una nuova regolamentazione che consenta agli Stati membri di vietare coltivazioni Ogm anche per ragioni economico-sociali".

Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera:

"Giusta la sentenza con cui il Tar del Lazio ha bocciato il ricorso, francamente pretestuoso, di Fidenato contro il decreto interministeriale che proibisce la semina di mais geneticamente modificato MON810 in Italia. Con il pronunciamento di oggi si scrive una bella pagina a tutela della nostra agricoltura e del made in Italy di qualità. Al di là di motivazioni di ordine ambientale e sanitario, infatti, la scelta Ogm è completamente sbagliata per l'Italia. Il futuro della nostra agricoltura non è certo legato agli organismi transgenici, ma alla qualità, al territorio, alle tipicità, alla tracciabilità dei nostri prodotti. L'agricoltura italiana è un settore da guinnes, con i suoi 263 prodotti tipici, oltre un milione di ettari condotti con metodo biologico e un export che nel 2013 ha fatto segnare il record di 33 miliardi di euro. Un settore che è cresciuto nel segno della qualità, che da un contributo importante all'attrattività del made in Italy nel mondo e che non può che svilupparsi ulteriormente scegliendo la via dell'eccellenza".

Francesco Ferrante, candidato nella lista Green Italia Verdi Europei per le prossime elezioni europee:

"La decisione del Tar del Lazio che ha respinto il ricorso dell'agricoltore friulano che vorrebbe seminare liberamente mais transgenico prodotto della Monsanto è un'ottima notizia per l'agricoltura italiana, che per la sua qualità e unicità è famosa in tutto il mondo. La mia candidatura con Green Italia Verdi Europei alle elezioni europee mi vede impegnato con decisione per portare avanti questa battaglia, contro lo strapotere delle multinazionali degli Ogm e le insidie delle larghe intese a Strasburgo. Il tribunale amministrativo ha fatto valere innanzitutto una questione di legalità, mettendo nero su bianco il fatto che seminare Ogm in Italia è un reato. Grazie anche all'impegno della task force 'Per un'Italia libera da Ogm' il nostro Paese può mantenere integro il suo patrimonio dell'agroalimentare, e sarebbe molto importante che il Governo italiano durante la Presidenza del semestre europeo si attivi per l'adozione di una nuova regolamentazione che consenta il divieto di coltivazioni Ogm a tutti gli stati dell'Unione".

Roberta Ragni

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