Rinnovabili: incentivi statali ancora indispensabili in Europa. L’analisi di Credit Suisse |
| Scritto da Anna Tita Gallo |
| Martedì 07 Febbraio 2012 11:46 |
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Se lo è domandato anche Credit Suisse, che ha annunciato recentemente i risultati del suo studio. Ebbene, al momento gli incentivi sono ancora fondamentali, ma presto non lo saranno affatto. Dobbiamo solo attendere la grid parità, mentre le rinnovabili diventano sempre più competitive rispetto alle fonti fossili. Credit Suisse parte da un dato di fatto: molti governi europei sono in difficoltà e scelgono di tagliare le spese, andando a ritoccare anche i finanziamenti alle rinnovabili. Secondo i dati dell'Agenzia internazionale per l'energia – ricordano da Credit Suisse - a livello globale nel 2010 sono andati alle rinnovabili 66 miliardi di dollari: nulla di fronte ai 409 miliardi andati invece al settore dei combustibili fossili. “Rapportate al PIL totale della zona dell'euro, le sovvenzioni rappresentano una quota inferiore allo 0,4 per cento. Alla luce di questi dati, è probabile che le misure di riduzione dei costi in altri settori si riveleranno più efficaci in termini assoluti”, si legge in una nota di Credit Suisse. In secondo luogo, sono diminuiti i prezzi delle tecnologie, basti pensare ai pannelli fotovoltaici, che dal
Inoltre, Italia, Regno Unito e poi Germania hanno tagliato le sovvenzioni destinate all'energia solare per adeguarsi all'andamento dei prezzi ed evitare un utile sul capitale investito nettamente sproporzionato. “In quanto molto più conveniente, l'energia eolica è invece meno vincolata ai sussidi pubblici. Le principali sfide del settore consistono in difficoltà di finanziamento e in un eccesso di capacità che erode a ritmo sostenuto i prezzi delle turbine”, affermano ancora da Credit Suisse. Intanto, sempre secondo lo studio, sono in aumento i prezzi dell'energia elettrica prodotta con combustibili fossili: la scarsità dell'offerta dalla fine del Credit Suisse conclude con un commento molto ottimista. “L'attuale contesto di mercato presenta implicazioni di rilievo per gli investitori. A patto che siano in grado di selezionare i titoli che escono vincitori dalla crisi, durante la fase di consolidamento gli operatori potranno infatti cogliere interessanti opportunità d'investimento. In un'ottica di lungo periodo, le società tecnologiche dotate di barriere efficaci e di un elevato potere di fissazione del prezzo sono ben posizionate per fronteggiare le turbolenze in atto e conquistare quote di mercato”. Possiamo comunque tradurre il messaggio di Credit Suisse ed inviarlo ai governi: abbandonando ora al proprio destino le rinnovabili si rischia di bloccarne lo sviluppo, uno sviluppo che – lo abbiamo ripetuto moltissime volte – si potrebbe rivelare indispensabile per il rilancio delle singole economie e di quella europea. Anna Tita Gallo
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Rinnovabili ed incentivi statali: è possibile oggi lo sviluppo delle energie pulite senza il sostegno dei finanziamenti statali?