Disastro Concordia: ci vorranno almeno 10 mesi per rimuovere il relitto. Ma ancora tutto è fermo |
| Scritto da Roberta Ragni |
| Martedì 07 Febbraio 2012 12:00 |
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I tecnici della società olandese Smit and Salvage non possono operare a causa del forte vento, che per tutta la giornata di ieri ha impedito la ripresa delle attività subacquee necessarie ad avviare le procedure, mentre prosegue, invece, il monitoraggio dei movimenti della nave gestito dagli esperti del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze e l’attività di monitoraggio ambientale assicurata da Ispra e Arpat. Più il tempo passa più la situazione si fa critica: la mega nave è incagliata su quelle rocce dal 13 gennaio scorso, quasi da un mese, e il rischio ambientale è altissimo, considerato che molte sostanze tossiche sono state già riversate in mare. Il danno ambientale purtroppo c'è già: "occorre agire con la massima urgenza – spiega Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente - e ottenere da parte di Costa Crociere oltre all'elenco dei rifiuti, la loro collocazione all'interno del relitto. Tutto questo per avviare un percorso di smaltimento che dia la priorità ai rifiuti pericolosi e speciali che potrebbero sversarsi, o per i quali la contaminazione è già in atto. Le acque, infatti, cominciano a diventare fortemente maleodoranti ed è sempre più urgente ridurre significativamente la quantità di rifiuti presenti”. Ma al Giglio si attende anche che le condizioni meteorologiche migliorino, perché solo allora inizieranno finalmente le operazioni di pompaggio, partendo dai 6 serbatoi che contengono circa il 67% del combustibile, per poi passare, nella seconda fase, ai restanti 9 serbatoi. Eppure c’è anche un altro problema a cui bisogna iniziare a pensare, e in fretta: come portare via quel gigante steso sul lato da un’area così preziosa come l’Arcipelago Toscano. Gabrielli ha rinviato a domani l’incontro previsto per oggi pomeriggio con gli abitanti dell’isola del Giglio per discutere della rimozione della Costa Concordia ma, ad oggi sono comunque tre le ipotesi prese in considerazione: chiudere la falla e provare a rimorchiare la nave, chiudere la falla e rimorchiare solo la base, dopo aver liberato lo scafo di buona parte dei ponti superiori, o smontarla pezzo dopo pezzo sul posto. "Il primo scenario è il più allettante, ma anche il più difficile da realizzarsi, visto che c'è poca acqua sotto la nave e ciò rende problematico poter applicare eventuali cassoni di spinta. Il terzo scenario è sicuramente il più devastante; segarla sul posto, con le catene o con le fiamme ossidriche, è la cosa più pericolosa per l'ambiente, perché potrebbe finire in mare di tutto", sostiene Vincenzo Ruggiero, consulente per il ministero dell'Ambiente e della Protezione civile nei principali casi di recupero relitti della storia recente, convinto che l'opzione intermedia sarebbe la più semplice. "Dopo aver tamponato le falle, si tagliano e si asportano 6-7 dei 18 ponti della nave, quelli più facili da raggiungere, si riporta l'imbarcazione in posizione di galleggiamento e la si porta via", spiega Ruggiero.
Dieci le società di tutto il mondo chiamate a presentare un piano a Compagnia (Smit Salvage BV; Svitzer Salvage; Mammoet Salvage; Titan Salvage; Resolve Marine Group Inc; T&T Marine Salvage; Donjon Marine Inc; Tito Neri; Fukada Salvage & Marine Works Co.Ltd; The Nippon Salvage Co.Ltd). Dovranno far pervenire le loro proposte a Costa Crociere entro l'inizio di marzo 2012. La compagnia e il Comitato Scientifico delle Protezione Civile potrebbero poi scegliere il progetto migliore entro la fine di marzo 2012. ''I tempi indicati sono da considerarsi i migliori possibili in una situazione di questo genere, fermo restando che non si possono escludere sin d'ora slittamenti, data la complessità dell' operazione'', spiega Costa. Insomma, nella migliore delle ipotesi, ci vorranno 10 mesi per la rimozione, ma potrebbe volerci anche dipiù. E il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, parte all'attacco: “la rimozione del relitto della Costa Concordia dall'isola del Giglio non è una normale pratica burocratica. Abbiamo l'impressione che si stia sottovalutando l'enorme danno ambientale, turistico ed economico che ci sarà se la nave resterà nella posizione in cui è ora per più di un anno”. Per Bonelli tutto ciò è incomprensibile: perché si sta aspettando il progetto della Costa, i bandi e gli appalti che la società armatrice dovrà ultimare per avviare le operazioni di rimozione? Quest'iter procedurale non farà che allungare i tempi, mentre gli oli, la corrosione del relitto, i solventi e tutto quello che è presente sul relitto continueranno a inquinare e a provocare un vero e proprio disastro. “Il governo si sostituisca all'armatore –tuona Bonelli- e provveda immediatamente ad organizzare e ad eseguire la rimozione del relitto attraverso procedure d'urgenza e poi presenti il conto alla Costa. È assurdo che la Protezione Civile che, negli ultimi anni, si è mossa con procedure d'urgenza per questioni che non presentavano nessun profilo emergenziale come i Grandi Eventi, ora intenda trattare l'emergenza ambientale dell'Isola del Giglio come una normale pratica burocratica”. Una sola cosa è certa: occorre fare presto, o le più gravi conseguenze per la fauna e la flora marina non potranno più essere arginate. Roberta Ragni Leggi tutte le altre notizie sul disastro della Costa Concordia
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