Disastro Costa Concordia: tutto pronto per l'aspirazione del combustibile. Domani si parte |
| Scritto da Roberta Ragni |
| Venerdì 27 Gennaio 2012 14:48 |
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La società olandese ha iniziato la cosiddetta flangiatura, cioè l’installazione per ogni serbatoio di flange per l’attacco delle due tubature, che serviranno per aspirare il combustibile e immettere l’acqua nei serbatoi. Resta confermato per domani l’inizio del pompaggio del carburante. Nel frattempo giungono notizie rassicuranti dal monitoraggio ambientale in atto nelle acque del Giglio. L’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana spiega in una nota che "al momento non si riscontrano fenomeni significativi di inquinamento dell'acqua del mare", precisando che "le sostanze che al momento si ritiene costituiscano la principale fonte di potenziale grave inquinamento, tensioattivi (usati nei detersivi, ndr) e idrocarburi, risultano inferiori ai limiti di rilevabilità in tutti i punti di campionamento effettuati". Oltre ai punti intorno alla nave, sono stati effettuati prelievi anche in prossimità del dissalatore che alimenta l'acquedotto dell'isola e all'interno della macchia iridescente che era stata avvistata a sud del relitto della nave: anche qui gli idrocarburi sono risultati inferiori alla soglia di rilevabilità. Intanto, oggi un gruppo di attivisti di Greenpeace ha deciso di protestare a Roma, davanti al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con tute bianche sporche di petrolio e cartelli con su scritto: “un altro disastro quanto ci Costa?” o “Rotte a rischio: decreto subito!”. Chiedono il decreto sulle rotte a rischio, perché, denuncia l’associazione ambientalista, “dopo le misure di sicurezza promesse, ora si parla di “accordi volontari” con le compagnie rinviando interventi da tempo necessari per regolamentare il traffico in aree a rischio, come quella del Santuario dei Cetacei”. Per questo, nel corso della protesta, gli attivisti hanno consegnato al ministro Passera una lettera in cui chiedono di non perdere altro tempo prezioso e di emanare con urgenza disposizioni atte a evitare altri disastri.
“Da tempo chiediamo al governo limiti alla navigazione in zone critiche, come il Santuario dei Cetacei, che avrebbero potuto evitare questa tragedia – afferma Gorgia Monti, responsabile della Campagna mare di Greenpeace Italia – L’Italia è già in ritardo di dieci anni e ulteriori rinvii sono inammissibili”. La legge 51 del 2001 (art. 5, comma 2) permette di regolamentare, con un decreto del Ministro delle Infrastrutture di concerto con il Ministro dell’Ambiente, il traffico marittimo nelle aree “a rischio”. Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, si è già espresso per una regolamentazione severa promettendo, una settimana fa, un decreto per regolare le rotte più pericolose. Adesso tocca al ministro Passera assumersi le proprie responsabilità e tutelare la sicurezza dei trasporti, la salute pubblica e l’ambiente, dice l’Associazione. E tra le misure di controllo dei traffici navali che dovrebbero essere adottate nel Santuario, figurano una canalizzazione del traffico nelle aree sensibili (Canale di Piombino, Arcipelago Toscano, ingresso porti principali), la limitazione della velocità (e della rumorosità), un’anagrafe degli idrocarburi scaricati nei terminali petroliferi (oil fingherprint), un preciso controllo del traffico navale di imbarcazioni con carichi pericolosi e grandi navi da crociera superiori a una certa stazza, con opportune disposizioni per garantire la sicurezza del traffico e la tutela dell’ambiente. Roberta Ragni Leggi tutte le altre notizie sul disastro della Costa Concordia
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