Inceneritore Basf: è scontro tra la multinazionale e i comitati di quartiere |
| Scritto da Paola Valeri |
| Venerdì 27 Gennaio 2012 10:50 |
| Tweet |
E’ per questo che noi di GreenBiz.it abbiamo deciso di “vederci chiaro” e di raccontare una battaglia combattuta in nome della tutela ambientale che vede schierati da una parte una multinazionale chimica, la Basf appunto, e dall’altra i cittadini di alcuni quartieri della Capitale . La storia comincia addirittura nel 1956, quando la multinazionale americana Engelhard Corporation fondò, in un sito industriale alla periferia di Roma in zona Tiburtina, uno stabilimento produttivo per la produzione di catalizzatori. Nel 2006 il complesso fu acquistato dalla Basf, colosso della chimica tedesco, che da allora lo utilizza per la sua divisione catalizzatori. Ma cosa sono i catalizzatori? Si tratta di prodotti che agiscono sulla velocità delle reazioni chimiche e sono indispensabili per l’abbattimento degli inquinanti negli scarichi e per moltissimi processi produttivi, che, grazie ad essi, divengono più efficienti, a basso consumo energetico e più ecocompatibili. Al termine della loro vita utile i catalizzatori esausti vengono riciclati attraverso processi termici e chimici che consentono il recupero dei metalli preziosi in essi presenti. In particolare nel sito produttivo della Basf di via Salone a Roma tale recupero avviene grazie all’utilizzo di un inceneritore che brucia 24 su 24 circa 4 tonnellate al giorno di catalizzatori Ed è proprio questa attività che ha portato, ormai da molti anni a questa parte, i cittadini residenti nell’area intorno all’inceneritore, a denunciare un peggioramento della qualità dell’aria. In particolare i cosiddetti “comitati di quartiere”, che sono sorti proprio per denunciare questa situazione, hanno realizzato uno studio denominato “Studio di monitoraggio dei cittadini sulla qualità dell’aria”. Alla base dell’indagine ci sono proprio le segnalazioni di singoli cittadini sui cattivi odori percepiti nella zona dello stabilimento Basf (in particolare nel raggio dei 400 m) ed inviate alle autorità competenti. Dallo studio emerge che 124 segnalazioni su 139 risultano compatibili con l’attività dell’inceneritore Basf, pari cioè all’89% del totale. Non solo. Dal documento risulta anche che le concentrazioni degli inquinanti al suolo sono da 9 a 10 volte superiori al valore minimo di riferimento nell’area entro i 400 m dall’inceneritore. I cittadini, anche sulla base di questi risultati, chiedono quindi a gran voce alle autorità competenti che l’impianto Basf venga delocalizzato o che sia oggetto di una Valutazione di impatto ambientale (Via), cosa mai avvenuta finora.
Ovviamente noi non potevamo non interpellare sulla vicenda la Basf, che si dichiara a conoscenza dei risultati dello studio ed afferma categoricamente che: “ lo studio monitoraggio non è uno studio scientifico ed è composto per la maggior parte da congetture prive di alcun elemento probatorio e scientifico in quanto i modelli di indagine devono essere concordati, utilizzati ed interpretati da esperti riconosciuti. Molte delle sue congetture sono in netto contrasto con quanto emerge dai monitoraggi ambientali effettuati dalla BASF e consegnati alle istituzioni competenti.” L’azienda sottolinea che proprio in seguito alle proteste del comitato, è stata avviata una lunga ed approfondita indagine sanitaria sui lavoratori dell'impianto, sulla popolazione residente nei quartieri vicini allo stabilimento e sulla qualità dell'aria nei pressi dello stabilimento. I risultati della ricerca, realizzata tra gli altri dalla ASL RM B in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità (Iss), l'Istituto Superiore per la Sicurezza sul Lavoro (Ispel), hanno chiaramente dimostrato che l'impianto rispetta la normativa e non ha impatto sulla salute e sull'ambiente. La Basf ribadisce inoltre di essere da sempre attenta alla sicurezza ed alla salute dei lavoratori e delle comunità che ospitano i propri stabilimenti e dell'ambiente circostante. In particolare, la multinazionale afferma che la divisione Catalyst Roma effettua un monitoraggio costante (h24) delle emissioni e controlli continui sul personale e sull'ambiente e che l'impianto di Via di Salone è stato oggetto di numerosi controlli ed ispezioni (circa 20), molti dei quali a sorpresa. Ma la storia non finisce qui. La Provincia di Roma ha concesso il 30 dicembre scorso alla Basf il rinnovo per ulteriori 6 anni dell’Aia, ovvero dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per l’impianto di Via Salone, scaduta lo scorso 11 dicembre. Alla possibilità del rinnovo i cittadini ed i comitati di quartiere si erano da tempo strenuamente opposti, richiedendo a gran voce un piano sorveglianza dell’impianto con misurazioni e controlli costanti, che non è mai stato messo in atto. Secondo la Basf il rinnovo dell’Aia dimostra che le autorità, dopo aver effettuato le molte verifiche sollecitate, hanno ritenuto giusto di continuare a concedere tutte le autorizzazioni necessarie per operare. Come finirà? Staremo a vedere. Paola Valeri
Articoli più recenti della stessa categoria:
Articoli meno recenti della stessa categoria:
|






Avete mai sentito parlare della vicenda legata alla presenza dell’inceneritore della