Biologico: Paolo Carnemolla, presidente Federbio, ci racconta cosa succede in Italia |
| Scritto da Doris Zaccaria |
| Giovedì 13 Ottobre 2011 10:58 |
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Federbio è nata quasi 20 anni fa, nel 1992. Questa lunga esperienza vi permette di poter valutare con cognizione di causa l'evoluzione del biologico in Italia. Cos'è cambiato dal 1992 e quali sono le prospettive per il futuro? P.C.: Il settore è cresciuto molto sia in termini dimensionali che di mercato e la realtà aziendale è diversa, con una forte presenza di aziende professionali e che fanno prodotti biologici per differenziare la loro offerta, dunque in una logica di mercato. Soprattutto è cambiato il consumatore ed è cresciuto il mercato, mentre assai poco è cambiato sul piano organizzativo sia sul versante dell’organizzazione della produzione che del sistema di certificazione. Proprio queste arretratezze in termini di organizzazione sono la principale preoccupazione rispetto a un futuro che, invece, potrebbe essere assai positivo. Non solo il mercato è in crescita costante ma l’agricoltura biologica ormai è un modello anche per le nuove politiche europee sull’agricoltura, sempre più “verdi”. Federbio associa non soltanto i produttori biologici, ma anche chi produce ricerca e informazione sull'argomento. In che modo interagiscono i diversi attori e in quale misura beneficiano dal fare parte di un network consolidato come il vostro? P.C.: FederBio al suo interno ha tutte le componenti del settore, non solo della filiera ma anche dei servizi. I soci sono organizzati in Sezioni tematiche (produttori, trasformatori/distributori, organismi di certificazione, servizi) che non solo trovano sintesi e confronto nell’ambito del Consiglio Direttivo della Federazione ma partecipano anche all’ufficio di Presidenza attraverso i loro Coordinatori. Come sempre, tuttavia, il maggiore beneficio è quello di poter condividere le informazioni e poter interloquire su temi d’interesse comune o condividere progetti.
Qual è, dal vostro osservatorio privilegiato, l'impatto della crisi sul consumo e sulla percezione dei prodotti biologici? E' vero che, rispetto ai prodotti tradizionali, il biologico ha risentito meno della difficile congiuntura economica? P.C: Non solo ha risentito meno ma proprio nel triennio della crisi il consumo dei prodotti biologici è cresciuto in maniera significativa. Evidentemente gli acquirenti dei prodotti biologici fanno scelte di vita e di consumo a cui non intendono rinunciare e, più in generale, si assiste a un orientamento verso la riduzione delle quantità e degli sprechi privilegiando l’acquisto di prodotti salubri, “verdi” e di qualità. Potendo fare una richiesta ai decisori politici, cosa chiederebbe per valorizzare il mercato del biologico nel nostro Paese? P.C: E’ necessario riformare il sistema di certificazione e modernizzare gli strumenti per il suo funzionamento, eliminando carta e adempimenti formali e inutili. E bisogna fare molto di più per far rispettare l’obbligo di legge per l’utilizzo quotidiano dei prodotti biologici nella ristorazione collettiva pubblica, facendo anche campagne di comunicazione istituzionale e agendo sulla leva fiscale. Doris Zaccaria Articoli più recenti della stessa categoria:
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