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orango olio di palma 5OLIO DI PALMA SOSTENBILE? La Bumitama Gunajaya Agro (BGA) è una compagnia palmicultrice del noto gruppo indonesiano Harita Gruppe. La sua implicazione nella deforestazione è molto forte.

Per fare spazio a nuove piantagioni di palma da olio, infatti, si distruggono totalmente le foreste tropicali, dove gli animali non sono più i benvenuti. La drammaticità di questo problema emerge chiaramente in una foto emblematica che sta facendo il giro del web: ritrae un orango stremato e spaventato rimasto aggrappato all'ultimo albero della foresta.

Siamo nel Borneo, in quella che sarà una futura piantagione di olio di palma sostenbile di proprietà di uno dei più prestigiosi membri della Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO), un'organizzazione agricola nata nel 2004 con l'obiettivo di promuovere la crescita e l'uso di prodotti di olio di palma più amico dell'ambiente attraverso standard globali credibili e il coinvolgimento delle parti interessate.

Dietro questa devastazione, infatti, c'è proprio la Bumitama Gunajaya Agro (BGA), azienda certificata dal 2007, che sta operando da anni in flagrante violazione delle regole dell'ente. Secondo lo statuto della RSPO, la multinazionale avrebbe dovuto risparmiare le aree della foresta che ospitano le specie in via di estinzione. Ma non lo ha fatto, nonostante gli ambientalisti avessero mostrato in precedenza le loro preoccupazioni sulla possibilità che animali a rischio di estinzione fossero intrappolati all'interno della concessione. E che sarebbero morti se non fossero stati trasferiti.

Così, l'International Animal Rescue Indonesia (IAR Indonesia), nel marzo del 2013, è dovuta intervenire per salvare quattro oranghi, tra cui un piccolo e una femmina gravida. E altri individui, ancora oggi, rimangono a rischio se la BGA continua ad ignorare le regole RSPO.

orango olio di palma 2

"Sappiamo – spiegava Adi Irawan, direttore del programma di IAR Indonesia Foundation a Ketapang - che ci sono oranghi isolati in piccole macchie di foresta in questa piantagione insieme ad altri animali selvatici protetti, come la nasica. Tutti gli animali in questa piantagione sono minacciati e, per questo, la società dovrebbe smettere subito il disboscamento ed effettuare, invece, valutazioni sull'habitat, sviluppando strategie di protezione degli animali selvatici in via di estinzione nella sua tenuta".

La concessione in questione era gestita dalla controllata PT Ladang Sawit Mas (LSM), in un'area non lontana dal Gunung Palung National Park, che ospita una delle più grandi popolazioni di Pongo pygmaeus wurmbii nella provincia del Kalimantan. "Siamo rimasti sconvolti nel constatare la condizione degli oranghi salvati. Tutti avevano attraversato lunghi periodi di fame prima di essere liberati, dal momento che l'area in cui sono stati trovati era troppo piccolo per fornire loro cibo sufficiente", aggiungeva Karmele Llano Sanchez, direttore esecutivo di IAR Indonesia Foundation.

Forti dubbi sull'effettiva sostenibilità della Tavola Rotonda dell'Olio di Palma Sostenbile, di cui fanno parte 1.200 aziende circa, palmicultrici, raffinerie e commercianti, comprese aziende europee produttrici di alimenti come la Nestlé, Unilever o Henkel, sono stati espressi da diverse associazioni ambientaliste, da Salviamo La Foresta a Greenpeace, comprese 256 organizzazioni di tutto il mondo che hanno apertamente rifiutato il marchio della RSPO per il suo greenwashing.

"La RSPO non esclude il taglio delle foreste per implementare nuove piantagioni di palma. Protegge solo "aree protette di alto valore di conservazione. Salviamo la Foresta esige che tutte le aree di foresta tropicale si conservino e proteggano. Nelle foreste del sud est asiatico non ci sono solo oranghi, ma anche molti altri animali minacciati di estinzione come le scimmie nasiche e altri primati, felini come le tigri, le pantere nebulose, gli elefanti pigmei e molte altre specie. Le foreste sono anche l'habitat di molte popolazioni indigene e di piccoli agricoltori", scrive Rettet den Regenwald (Salviamo la Foresta), fondata nel 1986 ad Amburgo, in Germania.

Greenpeace, invece, sottolinea in un rapporto che la certificazione si basa su accordi volontari e su una serie di Principi e Criteri che prevedono come le aziende che richiedono la certificazione si astengano dall'abbattimento di foreste primarie e dall'occupazione delle cosiddette Aree ad Alto Valore di Conservazione (HCV). 

Questi criteri, inoltre, fanno riferimento solo vagamente al divieto di espansione delle piantagioni di palma da olio sulle torbiere, nonostante tale pratica comprometta uno dei depositi di carbonio più importanti del pianeta e la protezione delle torbiere sia un obiettivo cruciale nella lotta la cambiamento climatico.

Così, la deforestazione, la conversione di torbiere profonde, i conflitti per la terra e le pratiche illegali possono continuare avvenire anche nelle piantagioni di proprietà delle società con certificazione di olio di palma sostenbile. Eppure, basterebbero standard più restrittivi ed efficaci per assicurare che i membri non determinino la deforestazione e la degradazione delle torbiere con le loro operazioni.

Roberta Ragni

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