Nucleare: per Carlo Rubbia è pericoloso. E tutt'altro che conveniente |
| Scritto da Eleonora Cresci |
| Lunedì 13 Giugno 2011 14:57 |
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"Fukushima ha rappresentato una grande sorpresa perché ha evidenziato uno scollamento tra le previsioni e i fatti. È stata una lezione ed è pericoloso non imparare dalle lezioni. Soprattutto per un paese come l'Italia che con il Giappone ha molti problemi in comune: non solo la sismicità ma anche gli tsunami prodotti da un terremoto, come l'onda gigante che ha distrutto Messina nel 1908. È ragionevole fare una centrale atomica in Sicilia?": così il Nobel per la fisica, inventore del progetto pilota per il solare termodinamico, riflette sulla questione del nucleare, stimandone costi e rischi. Secondo Rubbia infatti, per raggiungere in Italia l'obiettivo del 25% di energia prodotta dall'atomo in Italia, servirebbero una ventina di centrali nucleari, con un costo stimato sui 100 miliardi di euro: "Bisogna esaminare i problemi partendo da una domanda fondamentale: quanti soldi ci vogliono e chi li mette. Si dice che una centrale nucleare costa 4-5 miliardi di euro. Ma senza calcolare gli oneri a monte e a valle, cioè le spese necessarie per l'arricchimento del combustibile e per la creazione di un deposito geologico per le scorie radioattive come quello che gli americani hanno cercato di fare, senza riuscirci ma spendendo 7 miliardi di dollari, a Yucca Mountain".
Oltre ai rischi, dunque, anche i costi: il professore sottolinea come nei paesi che hanno fatto scelte orientate al nucleare la costruzione degli impianti sia stata interamente finanziata dallo Stato, cosa che, in Italia, risulterebbe al momento difficoltosa: "Se in Italia ci sono - e sarebbe una novità - privati interessati a investire in questo settore, bene: si facciano avanti. Altrimenti bisogna dire con onestà che i soldi vanno presi dalle tasse". Per questo, secondo Rubbia, la decisione della Germania di smantellare le centrali nucleari e investire nelle rinnovabili segue la giusta via per il futuro dell'approvvigionamento energetico del paese, anche se "le fonti rinnovabili, per esprimere a pieno il loro potenziale, arrivando a sottrarre quote importanti ai combustibili fossili, hanno bisogna ancora di 10-15 anni. Quindi bisogna pensare ad una transizione". Anche una centrale nucleare progettata adesso, però, sarebbe pronta tra più di 10 anni, l'equivalente del periodo di transizione. Non rimane dunque che dirigersi verso le rinnovabili, fonti sicure e con un basso impatto ambientale, sfruttando le potenzialità del nostro territorio e del nostro clima: "Innanzitutto il gas, che è arrivato al 60 per cento di efficienza e produce una quantità di anidride carbonica due volte e mezza più bassa di quella del carbone: il chilowattora costa poco e le centrali si realizzano in tre anni. E poi c'è la geotermia che nel mondo già oggi dà un contributo pari a 5 centrali nucleari. [...] Solo dal potenziale geotermico compreso in quest'area si può ottenere l'energia fornita dalle 4 centrali nucleari previste come primo step del piano nucleare. Subito e senza rischi". Non ci rimane dunque che attendere i risultati del referendum, per vedere quale direzione prenderà il futuro energetico italiano. Eleonora Cresci
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