Fotovoltaico: come gestire i pannelli quando dventano rifiuti | | | |
| Scritto da Anna Tita Gallo |
| Martedì 17 Maggio 2011 11:17 |
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“Come risultato dell’industrializzazione globale e della crescita economica, sorge il problema di ciò che accade ai prodotti che terminano il proprio ciclo di vita”, si legge online, sul sito dell’azienda. Il concetto chiave è “extended producer responsibility”: è il produttore a dover pensare alla questione dei rifiuti, che poi non sono altro che i prodotti da lui stesso creati e commercializzati. Così, la First Solar ha messo in atto un vero e proprio programma di raccolta e riciclo, “parte integrante dell’offerta”, messo a punto per essere “incondizionato, conveniente e gratuito”. Come si legge ancora sul sito dell’azienda, chiunque può richiedere la raccolta dei prodotti non più utilizzabili, in qualsiasi momento e senza costi aggiuntivi. Non ci sono vincoli o limiti, tutti coloro che sono in possesso di un modulo solare della First Solar possono partecipare al programma di riciclo, basta inoltrare la propria richiesta di raccolta. E, in effetti, occorre davvero poco, anche un solo click proprio dallo spazio Web dell’azienda.
L’obiettivo principale del programma, naturalmente, è quello di massimizzare il recupero di materiali di valore, che si possono poi impiegare ancora nella fabbricazione di nuovi moduli o in altri prodotti, minimizzando l’impatto ambientale della produzione fotovoltaica. Ecco, allora, come funziona in concreto il programma. Innanzitutto, dal ricavato della vendita di ogni modulo, la First Solar mette da parte dei fondi che saranno amministrati da un soggetto indipendente. Solo questo potrà gestire e distribuire i fondi, ma esclusivamente per il programma di raccolta e riciclo. Inoltre, tutti i moduli vengono etichettati e riportano i contatti dell’azienda, in modo da facilitare le operazioni di raccolta, una volta danneggiati o non più utilizzabili dall’acquirente. E’ l’azienda che si fa carico di imballaggio e trasporto, quindi il cliente non deve davvero preoccuparsi di nulla. Il risultato non è di poco conto: quasi il 90% dei prodotti vengono riciclati e reimpiegati in prodotti nuovi. A confermarlo sono dei “giudici” indipendenti, organizzazioni o società terze che, periodicamente, controllano l’esito del programma e l’allocazione dei fondi, individuando intanto possibili spunti di miglioramento e sviluppo dello stesso. Anna Tita Gallo
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