Agroalimentare: nel 2011 persi oltre 5 mld di euro per svendita marchi Made in Italy |
| Scritto da Annalisa Tancredi |
| Venerdì 03 Febbraio 2012 13:54 |
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"Nello spazio di dodici mesi sono stati ceduti all'estero tre pezzi importanti del Made in Italy alimentare che sta diventando un appetibile terra di conquista per gli stranieri” ha denunciato il presidente di Coldiretti Sergio Marini che, in occasione dell’inaugurazione di Fieragricola 2012, lancia un chiaro segnale alle istituzioni governative per l’attuazione di misure volte alla tutela dei marchi nazionali e alla valorizzazione della filiera agricola dei prodotti 100% tricolori. “Si e' iniziato con l'importare materie prime dall'estero per produrre prodotti tricolori. Poi si e' passati ad acquisire direttamente marchi storici e il prossimo passo rischia di essere la chiusura degli stabilimenti italiani per trasferirli all'estero. Un processo – continua Marini - favorito dalla crisi di fronte al quale occorre accelerare nella costruzione di una filiera agricola tutta italiana che veda direttamente protagonisti gli agricoltori per garantire quel legame con il territorio che ha consentito ai grandi marchi di raggiungere traguardi prestigiosi".
A confermare questa tesi arriva uno studio condotto in collaborazione tra Coldiretti e Eurispes che ha ha evidenziato che il 33% della produzione agroalimentare venduta in Italia e all’estero sotto il marchio Made in Italy deriva da materie prime agricole straniere ed incassa circa 51 miliardi di euro l’anno. Per l’associazione per scongiurare l’effetto crisi sulla filiera agricola, si deve accelerare l’applicazione trasparente della legge nazionale sull’obbligo di indicare la provenienza in etichetta su tutti gli alimenti per favorire una maggiore discriminazione tra prodotti di qualità. Come non rimpiangere marchi storici della nostra tradizione come Bertolli, Carapelli e Sasso, acquisiti nel 2008 dal gruppo spagnolo SOS, le Fattorie Scaldasole, acquisite nel 2005 dalla francese Andros e addirittura la birra Peroni che nel 2003 è passata nelle mani dell’azienda sudafricana SABMiller. Negli anni Novanta invece il gruppo Nestlè acquisì i marchi San Pellegrino e Locatelli (ora della Lactalis dal 1998) ma già dal 1995 si era appropriato di brand come Antica gelateria del corso, Buitoni e Perugina (1988). Una escalation che ha davvero da dirla lunga sulla capacità degli italiani di valorizzare le proprie competenze e, per contrastare tale fenomeno, la Coldiretti è scesa in campo presentando, nel corso della Fieraglicola, la Bottega di Campagna Amica, la prima catena di vendita diretta organizzata degli agricoltori italiani. L'associazione intende garantire col proprio brand prodotti certificati made in Italy e promuovere la vendita diretta dal produttore al consumatore in affiancamento alle già oltre cinquemila aziende agricole trasformate in punti vendita. Annalisa Tancredi
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Sempre più marchi storici della filiera agricola Made in Italy vengono svenduti ai colossi stranieri. Ad annunciarlo è la